Scrivoeleggo

Scritti e letti per voi da Giuseppe Merico.

Blogger: Cenresig
Nome: Giuseppe Merico
WWW.SCRIVOELEGGO.SPLINDER.COM LE RIFLESSIONI DI UNO SCRITTORE BISLACCO.
Giuseppe Merico, 1974. LIBRI: "Dita amputate con fedi nuziali" recensito da Luigi Bernardi, fondatore della collana Noir di Einaudi. Giraldi editore-2007. RACCONTI: "Romeo" sulla rivista Inchiostro, numero 5/6 ottobre dicembre 2005, "L'ospedale dei tubi chiusi" sul sito www.argonline.it-2007, "Il legame" sulla rivista Argo, numero 13 gennaio 2008. RECENSIONI CARTACEE: INCHIOSTRO, numero 3/4 settembre novembre 2007, IL DOMANI di Bologna, novembre 2007. COLLABORAZIONI: Argo, rivista di esplorazione.

I racconti su SCRIVOELEGGO sono tutelati dal Diritto d'Autore pertanto è vietata la riproduzione anche parziale degli stessi a fini divulgativi o commerciali senza espressa autorizzazione dell'autore.

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lunedì, 19 maggio 2008

UNA COSA SERIA

IO-04-C~Thanks-Businessman-Talking-on-Phone-PostersFatte le dovute presentazioni, mi sono seduto sulla sedia di pelle al centro dello studio. Lui mi stava di fronte e con fare accigliato mi chiedeva se avessi mai lavorato per una cosa del genere. Gli ho fatto di no con la testa, poi ho guardato la punta del mio mocassino destro, una foglia morta vi si era attaccata e me ne accorgevo solo ora. Fuori pioveva e il vento portava le gocce sulla finestra dai vetri oscurati del ventesimo piano del palazzo dove aveva luogo il mio colloquio di lavoro.

-         Ha mai ucciso?

Mi ha chiesto accendendosi una sigaretta.

-         Ah, mi scusi, la disturbo se fumo?

-         No- Ho risposto.

-         Capisco, non ha mai ucciso. - Ha continuato lui sistemandosi la cravatta blu sul grosso pancione fasciato da una camicia bianca.

-         No, dicevo, non mi da fastidio se fuma… E comunque sì, ho ucciso.-

-         Bene- Ha risposto lui lanciandomi un’occhiata penetrante e incisiva.

-         Già.- Ho risposto io, voltando lentamente la testa verso la finestra.

La pioggia lavava i vetri e le miserie di questa città trafitta dall’odio, dall’ipocrisia e dalla mediocrità. La pioggia lavava.

Mi chiese quanto sarei stato disposto a perdere. Non gli risposi. Non cercò una risposta a tutti i costi. Cambiò argomento e mi parlò di sua moglie, che gli voleva bene, che lo aspettava la sera, che gli telefonava tutti i giorni alle otto quando lui arrivava in ufficio e alle cinque e mezza, poco prima che lui tornasse a casa. Mi disse che rivestiva il ruolo di direttore da una decina di anni e che vari, diversi si erano avvicendati cercando di toglierli la poltrona da sotto il culo, ma lui, lui li aveva fatti fuori tutti, li aveva uccisi tutti. Me lo disse con l’aria più tranquilla di questo mondo. Poi se ne stette in silenzio. La pioggia cadeva e non sembrava più lavare, ma cancellare.

Sentivo la tensione salire, sarebbe accaduto, stava per succedere e io ero lì e non potevo farci nulla. Quell’uomo, il direttore dal grosso pancione mi avrebbe assunto e dato un incarico o in seconda istanza mi avrebbe licenziato sul colpo.

Mi chiese di procedere.

Mi abbassai, afferrai la mia valigetta, la cerniera fece “ziiiip”.

La stessa cosa fece lui.

Mise sulla scrivania il suo robot, un fantastico Gundam munito di scudo e tutto il resto. La pioggia non lavava, non cancellava, era pioggia e nient’altro. Tirai fuori dalla valigetta, il mio Mazinga Z. Il suo robot superava il mio in altezza e in robustezza, ma il mio Mazinga Z ne aveva vinte di battaglie. Il direttore fece il verso di uno sparo e la nostra battaglia cominciò.  Uccidere o essere uccisi. La pioggia smise di cadere, la nostra battaglia continuò sul tappeto dello studio e ve la potete immaginare la scena: Il direttore col suo grosso culo e il pancione fasciato dalla camicia bianca che si nascondeva col suo Gundam dietro un alto Ficus Benjamin mentre io sparavo raggi fotonici dal centro della stanza proprio sotto il lampadario con le gocce di cristallo e il tappeto damascato.

 

postato da: Cenresig alle ore 21:28 | link | commenti (3)
categorie: racconti
domenica, 18 maggio 2008

IDROFOBIA

RABBIA_child-totScende la sera sulle colline, la notte la segue e ha l’aspetto di un monaco penitente. La finestra della casa manda una luce fievole e ingannevole, tremolante, nello spazio attorno. Il vento si leva a tratti, il suo pianto sommesso smuove la porta della casa. C’è un cane alla catena nel cortile della casa, sbava, digrigna alle ombre degli alberi, poi si stanca e torna nella sua cuccia fatta di cartone pressato. La notte è arrivata e non è più monaco ma schiera di cavalieri su cavalli neri. Nitriscono alla luna. La luce nella casa si spegne. Le colline sono buie, la notte è buia, gli alberi sono in lutto e il vento ha smesso di piangere. Il tempo si dilegua, il mattino arriva come un bimbo che fa gli scherzi. All’interno della casa c’è un uomo di mezza età, è seduto su una poltrona logora. All’interno della casa c’è una radio che trasmette le notizie dal fronte, dice che gli alleati stanno arrivando. Stanno arrivando. L’uomo è crollato sulla poltrona, ha trascorso lì la notte, il suo ventre è squartato, il suo grosso ventre. Gli intestini sono scivolati sul pavimento, la pozza di sangue si è raggrumata ai suoi piedi. Vicino la porta c’è una forma piccola, guarda l’uomo sventrato, si lecca le sue dita unghiute, ha la bocca, i denti sporchi di sangue umano. La forma piccola apre la porta, i raggi di sole la invadono, la illuminano di luce nuova. La forma piccola saluta il giorno mentre al fronte gli alleati arrivano e il cane alla catena ha ripreso a sbavare e a ringhiare.

postato da: Cenresig alle ore 11:59 | link | commenti (12)
categorie: racconti
venerdì, 16 maggio 2008

L' OSPITE

alienDomani sono ospite a un corso di scrittura tenuto da Eleonora Buratti, a Bazzano (Bo). Parlerò della mia esperienza di uomo scrivente, leggerò un paio di mie short stories e qualcosa di Raymond Carver. L'ospite ha le gambe lunghe, l'ombra di esse si riflette sui muri prima che lui, l'ospite appaia, gli altri tremano, qualcuno se la fa addosso, le donne partoriscono feti morti, la luna scompare rapita dalle nuvole. L'ospite è troppo alto per entrare dalla porta, allora si piega, si fa in due, in tre, in tante pagine che ricomponendosi formano un libro che gli altri leggeranno. Ecco allora la mia trasformazione, la metamorfosi, l'ospite starà bene lì, sui vostri comodini.

Il blog di Eleonora è : www.ilterzodesiderio.blogspot.com

postato da: Cenresig alle ore 18:23 | link | commenti (7)
categorie: amici, comunicazione, collaborazioni
giovedì, 15 maggio 2008

IMAGINARIA

Noi abbiamo bisogno del contatto con le spighe che ci carezzano

i palmi delle mani...

Immagina un mondo

così pieno di stimoli

vocali,

sonori,

uditivi.

Immagina la capsula che t'incamera dentro.

Le stelle non sono nuove,

gli atlanti già esplorati.

Immagina l'inettitudine

del cosmo,

le sue alterità,

le sue rovine.

Immagina di non immaginare,

forse è un pò come sapere...

Strisciamo contro

i muri.

Strisciamo contro

i muri.

postato da: Cenresig alle ore 23:28 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, schegge
mercoledì, 14 maggio 2008

INTERVALLO

Solo una foto, quello che vedi.

"Stato d'animo"

una delle più belle canzoni dei

Marlene Kuntz.

postato da: Cenresig alle ore 20:01 | link | commenti (5)
categorie: musica, intervallo, consigliati
lunedì, 12 maggio 2008

LA COLPA

lemureVengono col passo lento del mammifero stanco, vengono la notte, vengono per portarmi via.

La stanza in cui abito ha le finestre buie anche se fuori c’è il sole, la stanza in cui abito ha una porta che dà su un’altra stanza, ma io non ci vado mai. Sto sempre qui in questa stanza e questa è la mia casa. Il bagno è molto stretto e lo smalto del water, del lavandino e del bidet ha virato dal bianco al giallo itterico al marrone ruggine al nero più fondo. Non ricevo visite da mesi, tranne il postino, uso il cellulare per comprare cibo d’asporto che mangio voracemente, di solito cinese o pakistano. La televisione ha un occhio rotto, un giorno gli ho scagliato contro un anfibio, lo schermo è esploso e l’anfibio è il programma che la mia televisione trasmette non stop. Sono tornato dal deserto dell’Iraq tempo fa, quando ancora esisteva il tempo, poi questo si è assottigliato e infine è scomparso, tetro cannibale di se stesso. Quelli forti, lì nel deserto, urlavano nella loro lingua, chi in Inglese, chi in Italiano, altri, i più bravi avevano imparato l’arabo e lo usavano per insultare i prigionieri, gli iracheni. Spesso, quasi una volta a settimana, il postino suona alla porta, lo guardo dalla fessura delle finestre chiuse, dagli scuri abbassati. Ha un tic il postino, si guarda intorno, si gratta l’orecchio destro, poi la testa e infine va via. Fa sempre così, è un omino curioso, con un bel naso da emiliano, un po’ suino, un po’ all’insù. Deve darmi qualcosa da firmare, prima o poi si stancherà e non tornerà più. Lo stesso non posso dire di quelli che vengono a trovarmi la notte. Entrano uno alla volta, e lo fanno uno per volta. Uno di loro estremamente pesante me lo ha ficcato così dentro che al mattino sanguinavo, così ho usato il bidet, l’acqua è venuta fuori come uno scatarro dai tubi intasati, non abituati a far scorrere liquidi al loro interno. Mi sono sciacquato il culo, l’ho fatto bene. Quello, stanotte, mi ha infilzato con la sua verga dura e ci ha dato dentro di brutto. Vengono, mi violentano e vanno via. Quel giorno, portarono alla nostra base un ragazzino, un prigioniero iracheno. Furono gli inglesi a cominciare, spesso me lo ripeto, per togliermi la colpa, ma quella è come pelle che si riforma, come un ferita che si ricuce, la colpa ritorna. Gli inglesi avevano bevuto, lo fecero stendere su un tavolaccio e se lo incularono, toccò a me, me lo inculai pure io. Il ragazzino dapprima urlava, poi smise e rimase con la testa adagiata sul tavolaccio e ogni tanto sospirava aprendo e chiudendo gli occhi al ritmo del suo incubo. La sodomia è tenuta in gran conto nella cultura araba, se sei inculato non sei più un uomo, non esisti più. Gli altri prigionieri vennero a sapere del trattamento che avevamo regalato al bel ragazzo iracheno dagli occhi di cerbiatto. Da quel momento lo misero in disparte, non gli rivolsero più la parola e nemmeno il cibo toccava più a lui, gli veniva confiscato dai più grossi. Il ragazzo dagli occhi di cerbiatto venne fatto morire dai suoi connazionali, noi gli abbiamo solo dato l'input. La colpa che mi porto mi viene a trovare tutte le notti e ha l'aspetto di un esercito di sodomiti dell'anima in questa Babilonia che è la nostra, la mia esistenza. Presto si spegnerà, presto dimenticherò, ma la colpa rimarrà in seno agli elettori, ai partiti, alla politica, alla guerra che ghigna anche quando vai a far la spesa o spingi i tuoi bambini su altalene in parchi immacolati. La colpa è la guerra ed è vero anche il contrario.

postato da: Cenresig alle ore 15:02 | link | commenti (12)
categorie: racconti
sabato, 10 maggio 2008

LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO

Salone del libro 037

Nella foto riportata potete vedere l' esemplare di una razza ai più nota come "scrittore" o "narratore" o "raccontastorie" o più meramente "scrivente", in questo caso "leggente", se si può dire, e non è che io sappia appieno ciò che è correttemente e correntemente in uso nella lingua italiana, anzi penso di conoscerla poco... L'esemplare ha dovuto affrontare lo sciopero dei treni, una levataccia alle cinque del mattino, la fiera del libro di  Torino e l'estasi delle ciancie, la ragazza con il tatuaggio "That's life" sulla nuca, i biechi personaggi dell'editoria, i denti bianchi e tutti regolari, gli uomini potenti e ridenti come iene*. Le iene non dormono o tutt'al più la notte trombano altre iene sottoposte del sesso opposto, al mattino si grattano i coglioni e guidano automobili, prendono treni o aerei e ve lo dico con tuttà onesta e umiltà, il mondo è delle iene, l'editoria è delle iene, i libri sono in mano alle iene, le parole anche. La bellezza salverà il mondo è pronta a dire la iena intervistata e bla, bla, bla come dice Serena che mi ha tenuto compagnia e insieme siamo stati noi due in un vasetto sotto spirito. Leggete per i libri, per le storie, ma non innalzate a modelli, a simboli  le iene, come quella nella foto... 

* Da Wikipedia.

Le iene sono mammiferi carnivori di media grandezza, diffusi in Africa e Asia ed inclusi nella famiglia Hyaenidae. Sebbene somiglino a grossi canidi, le iene formano una famiglia biologica a sé stante più prossima agli Herpestidae (la famiglia della mangusta e del suricato).

La loro organizzazione è matriarcale. I livelli di testosterone nelle femmine sono molto elevati e, unitamente alla presenza di un clitoride molto sviluppato, hanno contribuito ad animare la leggenda che le iene fossero ermafrodite.

In tempi antichi, numerose iene vivevano in gran parte dell'Europa e dell'Asia, ma oggi esse si sono ridotte sia per diffusione che per varietà. Solo quattro specie sopravvivono: la iena maculata, iena bruna e la iena striata (che insieme formano la sottofamiglia Hyaeninae), e il protele crestato, che è l'unico membro della sottofamiglia Protelinae.

mercoledì, 07 maggio 2008

TUONI ALL'ORIZZONTE

 bimboTuoni all’orizzonte.
Salvezza prendimi,
disse il bambino piangente
nei pressi del fiume.
Scorse un libro,
gettato alla rinfusa.
Lo raccolse e piano
lo lesse,
piano smise di piangere.
Le parole miracolose
scesero
nella gola
nella testa
nel cuore.
Insieme al sole.

Questo breve testo è il mio apporto alla giornata di studio che si terrà presso:

UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA 
Centro Interateneo per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata di Venezia
   
 GIORNATA DI STUDIO

PENSARE IN RETE
Blog e ricerca universitaria

UNIVERSITA’ DI VENEZIA – FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA

PALAZZO MALCANTON-MARCORA’ – Dorsoduro, 3484 / D VENEZIA
 SALA CONFERENZE (piano terra)
Sabato 17 maggio 2008
"Tuoni all'orizzonte" sarà accompagnato dalle immagini di LEFTY e ORSAROSSA.
Per vedere la slide vai su: www.ibridamenti.splinder.com
postato da: Cenresig alle ore 23:17 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, schegge, video, collaborazioni, ibridamenti
lunedì, 05 maggio 2008

DUE ANNI

confrat_scrittoriC'era la spiaggia, poi nessun'altro, forse una coppia di tedeschi, il mio asciugamano e un libro della Minimum Fax, cinquecentottantadue pagine per essere precisi, se vogliamo esserlo. Il mio asciugamano e l'immancabile mare. "Da dove sto chiamando" è stata la prima raccolta di racconti di Raymond Carver che io abbia letto. E' stato amore, quello che si prova per i fenomeni naturali e non ha nulla a che fare con gli esseri umani o non direttamente, una palla giocata di sponda. Questo ricordo a me caro è per celebrare i due anni di vita di SCRIVOELEGGO. Ringrazio tutti i miei lettori cartacei e on line. Vi amo, ma di un amore che si prova per i fenomeni naturali e non ha nulla a che fare con gli esseri umani.

Giuseppe.

P.S. Non l'ho ancora fatto e colgo l'occasione per ringraziare il disegnatore dell'illustrazione che ormai un pò mi appartiene. Grazie  Nat. www.natcomics.splinder.com

postato da: Cenresig alle ore 07:11 | link | commenti (11)
categorie: riflessioni, schegge, amici, comunicazione
venerdì, 02 maggio 2008

ERA DE MAGGIO

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Giovedì otto maggio, Argo rivista di esplorazione (www.argonline.it) presenta la tredicesima monografia dedicata a Madre Natura presso il Vag 61, officina dei media indipendenti, via Paolo Fabbri 110 Bologna (www.vag61.info).

logo_ita

Venerdì nove maggio alle ore diciotto l'equipaggio di Argo presenterà la rivista alla fiera del libro di Torino.

In entrambe le occasioni, io, il vostro contatto, utente, amico, contemporaneo, correligionario etc... leggerò due miei racconti: IL TORO e UN PEZZO DI TORTA ALLA FRUTTA.

"Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria...e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe..."

Salvatore di Giacomo

postato da: Cenresig alle ore 00:00 | link | commenti (7)
categorie: comunicazione, collaborazioni, argo