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Scritti e letti per voi da Giuseppe Merico.

Blogger: Cenresig
Nome: Giuseppe Merico
WWW.SCRIVOELEGGO.SPLINDER.COM LE RIFLESSIONI DI UNO SCRITTORE BISLACCO.
Giuseppe Merico, 1974. LIBRI: "Dita amputate con fedi nuziali" recensito da Luigi Bernardi, fondatore della collana Noir di Einaudi. Giraldi editore-2007. RACCONTI: "Romeo" sulla rivista Inchiostro, numero 5/6 ottobre dicembre 2005, "L'ospedale dei tubi chiusi" sul sito www.argonline.it-2007, "Il legame" sulla rivista Argo, numero 13, gennaio 2008, "Colline Cave" sulla rivista Argo, numero 14, luglio 2008 . RECENSIONI CARTACEE: INCHIOSTRO, numero 3/4 settembre novembre 2007, IL DOMANI di Bologna, novembre 2007. COLLABORAZIONI: Argo, rivista di esplorazione, addetto al settore narrativa.

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giovedì, 31 agosto 2006

OH GIRL

postato da: Cenresig alle ore 19:55 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: immagini

LE DONNE


Quando le donne attraversano una porta non è mai per caso, per sbaglio, spesso fanno una qualsiasi cosa e giù a stargli a dire che è sbagliata, ma il tempo, signori, il tempo gli dà sempre ragione. Da vero amante.
postato da: Cenresig alle ore 09:02 | link | commenti (8) | commenti (8) (pop-up)
categorie: riflessioni
mercoledì, 30 agosto 2006

I COLORI

Adesso sono colorata. Per anni ho sopportato il suo grigiore, quello dei suoi vestiti, dei suoi "buongiorno", delle sue attese di fronte allo specchio. Me ne sono andata da così poco tempo, insomma non sono trascorsi nemmeno cinque minuti da quando l'ho lasciato oltre quella porta, ma immagino che sia ancora lì a rimirare le sue tonalità di grigio, il plumbeo delle sue parole, della sua musica suonata al pianoforte ogni santissima sera...La sua scusa per non donarsi a me, perchè io diventassi sempre meno una donna e mi uniformassi alla sua costola maledetta, se è da lì che veniamo noi donne, nutro dei seri dubbi a tal proposito. Anche il suo odore era grigio, lo respiravo mentre leggeva il giornale, sembrerà strano, ma lui le pantofole non le ha mai indossate e non avevamo neppure un cane fedele che gliele riportasse. Solo vivevamo lì, a Parma e lui passava il tempo a dividermi con il suo lavoro da interprete, mi diceva che la sua anima l'aveva lasciata a Madras, in India. Infatti di lui non rimaneva nulla negli inverni della Bassa. Anche i colori deve aver lasciato in India. Una mattina mi sono accorta che il suo grigiore si insinuava come fumo tra le pieghe della mia pelle e ho sopportato per anni. Daniele, il nostro bambino, mi aspetta in un albergo, l'ho lasciato in custodia ad una cameriera gentile, a breve partiremo, treno e aereo, destinazione India, Madras. Vado a riprendermi i colori del mio uomo.
postato da: Cenresig alle ore 16:21 | link | commenti (5) | commenti (5) (pop-up)
categorie: racconti
martedì, 29 agosto 2006

ANIMA

postato da: Cenresig alle ore 16:53 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: immagini
lunedì, 28 agosto 2006

VELOCITÀ


Ricordo d'aver lasciato il frigorifero aperto, sul tavolo la bottiglia di plastica contenente il latte, fuori dalla finestra l'innaffiatoio dei vicini di casa creava archi sospesi  che crollavano poco dopo per poi ricomporsi e crollare nuovamente. Il tavolo ha tremato sotto le mie mani , uno spintone alla sedia e pochi passi verso la porta, il sole del mattino negli occhi come  una  strobo, la signora di fronte mi ha salutato, in una mano il guinzaglio del cane, il cane però non l'ho visto. Giù in strada l'asfalto sotto i piedi scalzi già scottava e si piegava mollemente tra le dita che facevano attrito. Tutto bene per un pò, il vialetto da entrambi i lati è incorniciato da siepi ben curate, l'ho notato per la prima volta, della stessa misura, millimetricamente perfette, lunghe macchie verdi come un corridoio al termine del quale l'incrocio, il semaforo pedonale era rosso, ho compiuto un balzo in avanti, una brusca frenata, la macchina sulla destra ha strombazzato furiosa, poi è passata. Ho ripreso a correre, mi sono ricordato della sua faccia, dei suoi occhi e dell'interno dei suoi occhi. Bianco. Marrone cotto è il muro che mi son trovato di fronte, un grosso edificio che divideva l'isolato, la decisione è stata fulminea, ho imboccato la strada che portava a destra verso il molo. Le labbra cianotiche come le estremità delle sue dita affusolate. Pallida. Rosso, sono rosso in viso, il respiro è ancora regolare mentre sfreccio sollevando le ginocchia e sentendo i polpacci che mi si sono induriti, l'acido lattico mi provoca dolori su per le coscie. L'ago le era rimasto attaccato al braccio quando me ne sono andato lasciandola sul materasso vecchio e maleodorante. Il mare è una linea blu, il mio panorama personale, dall'altra parte le macchine sulla strada sembrano andare più lentamente del battito del mio cuore. La distanza è percorsa, la vendetta anche, corro ancora mentre il proiettile mi attraversa il polmone, non fa tanto male, corro ancora mentre muoio, lui mi ha sparato da una decina di metri evidentemente quando si è stancato di correre decidendo infine di vendicare la sua Rosy morta a causa mia per un'overdose di eroina. Voltandomi perdo velocità assaporando la frenata, il gusto lento di una morte da inseguito, da preda. In casa il latte rimasto sul tavolo e la porta aperta.
postato da: Cenresig alle ore 15:08 | link | commenti (1) | commenti (1) (pop-up)
categorie: racconti
domenica, 27 agosto 2006

DI NOTTE


La scena è la seguente: Ce ne stiamo seduti io di qua, lei di là, il letto sfatto in mezzo. Ci diamo le spalle così che io non la vedo e neanche lei mi vede. Il mio cane, un piccolo bastardello dal pelo ispido nonostante i ripetuti trattamenti con prodotti specifici quali shampii e lozioni ammorbidenti se ne sta sul tappeto peruviano, ogni tanto alza gli occhi con sguardo colpevole e si che lui non c'entra niente, ma si sa, gli animali si addossano le  colpe degli uomini.
La scena precedente è la seguente: Mia moglie dal nome improbabile di Dorotea rientra tardi, sono all'incirca le tre e mezza. Io, di solito quando lei esce, liberissima di farlo, mi addormento e me la ritrovo al mattino accanto che se la dorme. Dicevo, mia moglie rientra e invece di mettersi a letto e crollare dopo un pò, dopo che  magari si è lavata, mi sveglia. Mi chiama col mio nome comune di Claudio, così: -Cla'...Claudio...Cla'...Sveglia...-
Dunque nella prima scena ci siamo io e lei seduti sul letto, ci diamo le spalle, il cane mi guarda, nella scena precedente mia moglie mi sveglia nel cuore della notte. Tra queste due scene c'è il climax, la parte centrale nella quale mia moglie strafatta di non so quale sostanza psicoattiva dalle componenti fortemente sintetizzate chimicamente, esordisce così: - Claudio...di notte ci spiano!-
Io: - Dorotea...vorrei dormire.-
Lei: -Ci spiano senza alcun pudore.-
Io: -Domattina, Dorotea...domattina.-
Lei: -Claudio, apri gli occhi.-
A fatica la guardo, ha acceso tutte le luci della camera da letto, il bastardino anche lui si è svegliato e ci guarda entrambi spaventato e confuso.
Io: -Dorotea...Domattina lavori?-
Lei: -Certo... ho tre interventi, c'è anche il primario. I primi due li faccio io, per il trapianto di rene assisto il primario...Ma Claudio non ti rendi conto della gravità della situazione!?-
Io: -Dorotea, che c'è!?-
Lei: -Li ho visti dietro la finestra della cucina, dal finestrino piccolo del bagno scostando la tenda e uno anche in camera da letto, qui, proprio qui, mentre dormivi, ti spiava...-
Ha gli occhi spiritati, le pupille midriatiche, dilatate. Domattina, tra poche ore dovrà mettere le sue mani incerte negli addomi di ignari pazienti...
Le dico che dovrebbe smetterla di farsi di droghe chimiche e non solo quando deve lavorare, ma in generale, sempre, e che non sta bene, no, che la moglie di un avvocato, un medico specializzato in chirurgia toraco-addominale mangi trip come caramelle seguendo assurde teorie sugli stati alterati di coscienza dettate da scienziati pazzi...
Lei non mi ascolta, va avanti per un pezzo con la storia di quelli che ci spiano. Ce ne stiamo seduti di spalle indecisi sul da farsi.
Nella scena finale c'è lei, mia moglie Dorotea che vaga inquieta per la casa accendendo tutte le luci alla ricerca affannosa e vana di questi, non si sa chi, che ci spiano. Fedele, il mio bastardino la segue.
postato da: Cenresig alle ore 10:14 | link | commenti (4) | commenti (4) (pop-up)
categorie: racconti
sabato, 26 agosto 2006

FENOMENO

postato da: Cenresig alle ore 16:42 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: immagini
venerdì, 25 agosto 2006

GEODESIA


La distanza  tra me e chi non risponde, facile interrompere la comunicazione. Nessuno in linea. Sul mio letto perdo orgasmi, parole, pensieri. Al mattino li ritrovo sparsi per terra mentre qualche ragno ha tessuto una nuova tela e gli scarafaggi si sono nascosti. Facile chiamare i bastardi con il loro nome. La distanza tra il cuore e la terra.
postato da: Cenresig alle ore 17:39 | link | commenti (1) | commenti (1) (pop-up)
categorie: schegge
giovedì, 24 agosto 2006

BOZZE


...E poi gli ulivi, frammenti negli occhi, le radici che affondano nella memoria, come terra rossa si sgretola.

Sono di sabbia, arbusti per capelli, non ho occhi ma conchiglie, aspetto l'onda e non ho paura.
postato da: Cenresig alle ore 16:48 | link | commenti (3) | commenti (3) (pop-up)
categorie: schegge
mercoledì, 23 agosto 2006

UN INTERNO


Marta indossa abiti in linea, la gonna grigia corta sul ginocchio riflette le tinte tenui del divano, gli orecchini brillano lunari come la lampada lì nell'angolo vicino allo schermo al plasma, un rasogola blu si accosta come una carezza al quadro  novanta per uno  e venti che si staglia sul muro che ha di fronte. Oggi Marta  è in linea come sempre e sorseggia  un Bloody Mary dal colore rosso sospetto al centro della stanza, in una mano il telefonino che ha smesso di trillare nervosamente. Lo stereo manda una canzone incalzante di una  rockband di  Glasgow.  Trascorrono dieci minuti dall'ultima telefonata, adesso Marta si è sfilata sbadatamente le scarpe coi tacchi e i lustrini e le pietre marine rimandano agli scalini che portano al piano di sopra. In sequenza, le telefonate sono state otto dalle ventidue alle ventidue e quarantacinque. La cena è andata a puttane. Dopo un pò Marta è liquida come la vodka che ha ingollato. Suona il camapanello. Pausa. Il cd ha smesso di girare, Marta va ad aprire, in una mano stringe una  Winston rossa appena accesa, il fumo la segue, nell'altra mano  gocce di sudore come una spugna intrisa. Il dialogo tra i due è più silenzio che altro, la distanza tra i due è più profonda che altro. Marta vista da lui è una figura in primo piano, lui visto da Marta si perde sullo sfondo, in lontananza. L'angolo visuale nel quale sono racchiusi entrambi è delimitato da qualche oggetto come il tavolo basso, la piccola fontana, la poltrona. Tutto questo non dura per molto, nell'attimo successivo al tentativo di lui di afferrare la mano di Marta, lo schermo al plasma manda la notizia vista ma non udita di un attacco terroristico avvenuto a Londra, nella loro città,  Marta alza il volume, nel loro quartiere, i due non hanno sentito l'esplosione, nella loro via, lui pensa sia una messa in scena, Marta trema, nella sede di un importante  centro commerciale , i due si guardano mentre il veleno sprigionato dalla bomba silenziosa si insinusa su per le scale sino alla porta di Marta. L'agente chimico non bussa, non chiede il permesso. Due minuti dopo lui e Marta giacciono riversi mentre  lo schermo manda  immagini, immagini, immagini.
postato da: Cenresig alle ore 18:10 | link | commenti (4) | commenti (4) (pop-up)
categorie: racconti