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CERCO BRAVO/A DISEGNATORE/DISEGNATRICE DAL TRATTO FINE PER CREARE COPERTINA DEL MIO LIBRO "DITA AMPUTATE CON FEDI NUZIALI". CHIEDETE AD AMICI, PARENTI, CONOSCENTI. FATEMI SAPERE. CON AFFETTO, IL VOSTRO SCRITTORE MALEDETTO.
Mi hanno guardato stasera...Hanno detto sbruffoni, e noi, si noi dovremmo lasciarci scrivere da uno come te!? E sono andati via i miei personaggi, lasciandomi qui con una storia vuota senza inizio nè fine. Io a rincorrerli paziente, per tutta la città li ho inseguiti. Vi chiederete o non vi chiederete: Quale città? E' vero, anche la città, anche lei non si è lasciata scrivere, dunque non ha nome, dunque non esiste. Vabbè mettiamola così, ci sono io in uno spazio vuoto che rincorro città e personaggi, così per scrivere una storia, ogni tanto mi va. Ma si sa miei cari amici e nemici, per stipulare un patto bisogna essere almeno in due, mentre io, io sono un solipsista come le mie storie che se ne stanno per i cazzi loro.
Arrivano gli squali, arrivano lentamente, non hanno fretta. C'è della torta in frigo, ne è avanzata, la festa è stata un macello e tu non c'eri, ho cercato le tue spalle, ma tu non c'eri.
Ho capito che non era giornata quando mi è scoppiata la penna tra le mani, una bomba ad inchiostro. Suona il campanello, faccio un casino, cerco di lavarmi le mani, il campanello continua a suonare, invece di pulirsi le mie mani si imbrattano ancora di più di blu, le asciugo, imbratto anche l'asciugamano, il campanello non la smette, un'occhiata ai fogli, ho sporcato anche loro, maledico il primo, il secondo, il terzo santo che mi viene in mente. Corro alla porta, non aspetto nessuno, chi sarà mai? Apro. Li vedo, è una bella giornata, il sole splende dopo tutta la pioggia di ieri, sono in dieci, doppiopetto blu, tutti sulla quarantina, cinquantina, mi guardano con un'espressione dura, sono duri anche loro, hanno mani dure e colli duri, nessuna morbidezza, cravatte e polsini. Uno di loro mi dice che mi aspettano al congresso. Dico, non posso, ho le mani sporche... Tutti, saranno una decina, mi guardano le mani. Poi ci penso, un congresso!? Ma di cosa stanno parlando? Io faccio lo scrittore e non tengo congressi, almeno non per il momento, non conosco nessuno di questi signori. Dico che forse, probabilmente, sicuramente c'è stato uno sbaglio...Due di loro mi afferranno per le braccia, mi tengono saldo, ci incamminiamo a piedi lungo il vialetto, il sole splende.
La mia città mi piace, insomma Bologna è bella lo sapete...Spesso quando mi trovo a passare per via San Felice, la casa editrice è lì, il mio sguardo si sofferma tutte le volte su una scritta con il pennarello nero su un muro rosso, la scritta dice:-E NON FATE FINTA DI VIVERE IN UN PAESE NORMALE!-
Mi sono accorto della tua presenza come fanno i bambini intenti a giocare e distratti da un suono nuovo. Ho aperto la finestra, le imposte erano chiuse, la polvere si è levata e ha preso a girare nella stanza. Più volte ho chiamato il tuo nome, ma era sempre quello sbagliato. Ci mancano le partite di pallone allo stadio, è vero...Ma non tutto è perduto. Speranza non è parola da scrittore, rivalsa si.
La mia faccia
So di aver scelto un buon libro quando letta l'ultima riga dell'ultima pagina me ne sto con un sorriso sardonico e l'occhio furbo. Accade, raramente, ma accade. Questo dopo aver letto il primo libro del mio amico Giovanni Martini. LA NOSTRA PRESENZA è un libro facile che nasconde la difficoltà, la cela nella semplicità, qui l'arcano, il trucco, la scatola cinese è abilmente orchestrata dallo scrittore. Giovanni scrive con sicurezza, non ci sono tentennamenti o ripensamenti. La freccia viene scoccata, l'obiettivo raggiunto, la traiettoria di parole non ammette deviazioni. Diritto al centro. Umorismo e malinconia sono sapientemente dosati in questi brevi racconti che trasudano impegno, passione, ingegno e costanza. LA NOSTRA PRESENZA ci chiama, ci invita ad essere presenti qui e ora.
...E' PROBABILE, DICO PROBABILE, MA NON CERTO,
CHE DA ADESSO IN POI LE MIE SHORT STORIES NON SEGUANO
UNA CADENZA
COSI' SERRATA.
HO INFATTI PRESO L'ARDUA DECISIONE
DI CONTINUARE
LA STESURA DEL MIO GIA' INIZIATO
ROMANZO
"LE TUE PAROLE DENTRO".
POSTERO' COMUNQUE QUALCOSA
E SEMPRE
VI RINGRAZIO PER LA COMPRENSIONE.
IL VOSTRO AMATO SCRITTORE MALEDETTO
GIUSEPPE MERICO.
La prima che vedo è una mano, una mano di donna, l'indice posato sulla mia palpebra sinistra, le dita della mano mi fanno pensare ad una donna non giovane, la pelle non è tesa, sulle falangi ha mollato. Il mio collo è stretto da un poderoso bicipite, con l'occhio libero ne intravedo i peli ispidi, il braccio abbronzato, immagino appartenga a qualcuno che lavori di forza, un lavoro manuale, duro, il muratore, il camionista, un segaiolo, uno scrittore(?). Riesco comunque a respirare. Sulla testa percepisco il peso lieve di un seno giovane, se alzo lo sguardo, con l'occhio libero dall'indice non giovane della donna non giovane, posso notare il chiarore latteo della ghiandola mammaria, il rosa pallido del capezzolo. La mia bocca non può parlare, la mano di un uomo giovane la cinge con moderata pressione, il sapore salato della pelle sulle labbra, ne lecco le dita, la mano rimane lì. Dietro di me una pancia grossa, la sfera grassa di un uomo non giovane, appesantito, il calore si irradia lungo la mia collonna vertebrale. Il ventre del vecchio si alza e si abbassa ritmicamente inseguendo il suo respiro addominale. Il mio torace è letteralmente incastrato tra le gambe nude di una giovane donna dagli arti nervosi, i suoi genitali esterni, il pelo bagnato mi solleticano l'ombelico. Il mio pene eretto posato sulla testa di uomo calvo, il glande sfiora la cupola cranica provocandomi solletico. Le mie gambe, anch'esse nude a stretto contatto con i polapcci di un uomo glabro, se non fosse per i muscoli che gli conferiscono durezza potrebbe anche trattarsi di una donna. Le dita dei piedi, entrambi, sono accomodate nelle bocche innocenti di due bimbi, un maschietto e una femminuccia, succhiano il primo dito, il secondo dito, il terzo dito, il quarto dito, il quinto e ricominciano. Poi arriva il 27, qualcuno mi dice di muovermi. Io mi muovo.