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Mi ha svegliato il rumore che proveniva da fuori, un rumore sordo come di qualcuno che batte su delle assi di legno. Sono uscito dall’armadio e mi sono diretto verso la porta. A pochi metri dall’uscio c’è uno inginocchiato per terra, i pantaloni pieni di polvere. -Lei cosa fa ?- Gli chiedo. -Inchiodo le assi al pavimento e dove mi capita.- Mi risponde il tipo asciugandosi il sudore dalla fronte. -Ed è faticoso?- -E’ un lavoro.- Mi risponde il tipo. Allora penso alla normativa sul lavoro che vieta a chiunque di continuare a parlare dopo che si è tirata in ballo la parola lavoro, pena la sospensione a vita dal lavoro con conseguente dislivellamento ai reami inferiori. Guardo il tipo per l’ultima volta, lui sta inchiodando un asse di legno ad un albero. Chiudo la porta, rientro nell’armadio e mi appendo alla mia gruccia. E’ il mio lavoro. Poco dopo arriva mia moglie. Porta un vaso di fiori sulla testa da quando è nata. Apre l’armadio e mi da un bacetto, io rimango appeso alla mia gruccia. - Il parroco, il signor Buscafreddo ci ha invitati a mangiare pane e salame in chiesa.- Dice mia moglie premurosa. Annuisco.
E’ sera. La chiesa è poco più grande del parroco. Il signor Buscafreddo porta attaccata la chiesa sul corpo, una struttura di legno con tanto di campanile e di croce. Tu bussi e lui apre la porta. Te lo trovi proprio lì dietro al portone, l’anta destra è un tutt’uno col suo braccio destro, uguale per la sinistra. Una panchina gli parte dalla coscia, mentre il crocefisso lo porta sulla schiena con tanto di Gesù che tanto leggero non dev’essere. - Oh, vi aspettavo.- Ci fa il parroco.- Accomodatevi- Io e mia moglie entriamo e ci sistemiamo rispettivamente io sotto l’ascella del parroco, mia moglie sotto la sua gamba stando attenta a non sfiorare con il vaso di fiori che porta in testa i religiosi gingilli del parroco. -Prendete, è di quello buono- Dice il parroco allungandoci il pane e il salame. Mangiamo e la serata finisce lì. Andiamo via ringraziando. Il parroco ci saluta, ma non si volta mai. Si chiama Buscafreddo proprio perché la chiesa dietro non è terminata e lui si trova notte e dì a culo per aria, proprio così, col culo scoperto perché la sua veste è troppo corta e lui troppo grasso. Torniamo a casa tardi che ovviamente nostra figlia ci aspetta abbaiando e scodinzolando.
Amici lettori, potete trovare una mia riflessione sul Salento nel sito di Elio Scarciglia, fotografo e videomaker, presidente dell'associazione culturale "Terra d'ulivi". Andate su Fotogalleria nella sezione "La terra". Buona visione e buona lettura. www.elioscarciglia.it
"Il vento si faceva strada tra le foglie e veniva fuori tutto carico degli odori delle gemme e dei fiori. La gente camminava tenendo la testa più alta e respirava più profondamente perchè c'era aria in abbondanza. Il sole dispiegava lentamente i suoi raggi e si arrischiava, ma con prudenza, a spedirli nei posti che non poteva raggiungere direttamente, piegandoli ad angolo smussato e lubrificato, così li ritirava in fretta in fretta, con un movimento nervoso e preciso da polpo d'oro. La sua immensa carcassa ardente si avvicino' un poco per volta, poi comincio', immobile, a vaporizzare le acque continentali: e gli orologi batterono tre colpi."
Boris Vian
Romanzo da leggere se non lo si è ancora letto. Scritto nel 1947 rivela il suo carattere anarchico. Romanzo sull'amore, tragedia comica dell'amore. Vian è contro lo stato, l'esercito, le fabbriche, la letteratura, la religione. Vian inventa le parole. Vian fa accadere l'improbabile. Surreale e struggente.
Immaginate la scena: E' notte, siete sull'orlo di un bosco, lì dove iniziano i primi alberi... - E tua madre cos'è che ha detto di me?- - Niente di particolare, Sandra.- Allora, siete lì e non sapete che fare, o meglio lo sapete ma avete paura... - Come niente? Ti sei fermato mentre stavi dicendo qualcosa a proposito di me. Lo so che tua madre mi sparla dietro.- Sandra? - Si.- - Sto scrivendo.- Allora, bosco, voi, paura, buio. Immaginate, dovete addentrarvi per recuperare la valigetta, il vostro informatore vi ha dato l'appuntamento. Alle 23 nella casetta del guardiano...- Ho sempre fatto quello che voleva lei. E questo, soprattutto questo è contro i miei principi di donna. Mi stai ascoltando?- - Mpf, si.- Avete paura, la sentite fluire alla base della colonna vertebrale come una mano dalle mille dita che vi solletic... -Ma secondo te ha ragione quando dice che non so cucinare come lei? Che da quando stai con me sei dimagrito e ti vede sciupato? Mi ha fatto anche comprare una bilancia per pesarti. Mi ascolti?- - Si, Sandra, ma sto anche cercando di scrivere. Ne possiamo parlare dopo?- Prendete coraggio e vi addentrate, i rami secchi e bassi quasi vi fanno inciampare, quelli alti vi costringono ad abbassarvi. Il sentiero è poco battuto anche se la casetta del custod...- Tu scrivi mentre io ti parlo!?- -No, cara. Sei tu che parli mentre io scrivo!- Sentite un colpo di pistola, il proiettile sibila poco sopra la vostra test... - Siamo alle solite. Tu e tua madre. Tu e la tua scrittura. E io!? Cosa faccio io?- -Tu urli. Ecco cosa fai.- Vi tastate il fianco, estraete la vostra pistola dalla fondina e mirate nel buio, in direzione dello sparo...- Certe volte vorrei avere un arma, una di quelle piccole pistole per puntartela dritta sulla nuca.- -Ahahah, Sandra. Se non ci fossi tu dove troverei l'ispirazione per i miei romanzi?- - E farei fuoco.- Di fronte a voi non c'è nessuno, solo il fitto del bosco. Avanzate, sentite un rumore di rami che si spezzano, vi fermate. Immobili come un rettile, come un sasso. Aspettate. Qualcosa sta per accadere.- Caro?- -Si?- -Niente...- -Come niente!?- - Così...Dai riprendi a scrivere-.
Chiedimi del bianco di Valencia, dei profili al Sole, dei baschi sulle teste. Chiedimi di camminare tra le piastrelle, lì dove l'idioma è più morbido e la lingua rotola. Chiedimi di ascoltare le preghiere silenziose nelle chiese di città. Un vecchio ancor giovane va verso l'acqua e vi si immerge. Poco dopo i cavalli. Nel mare del sud.
Viaggio per una necessità intima, per la vita rivelata, per una canzone amata, per scrivere, per tornare, per restare. Ci sentiamo tra una manciata di giorni. Il vostro.
"Viaggia la polvere
viaggia il vento
viaggia l'acqua sorgente
viaggiano i viandanti
viaggiano i perdenti
più adatti ai mutamenti
viaggia Sua Santità
viaggiano ansie nuove
sempre nuove
crudeltà."
G.L.Ferretti
Stamattina l'ho trovata nel bagno. Al che ho chiesto a mia moglie che si chiama Marta e adora indossare cappelli: - Ce l'hai messa tu quella cosa nel bagno?- Mia moglie dall'altra stanza:- No, era già lì. Solo che non va via.- Ho guardato dritto nel cesso e mi son fatto coraggio. Ho aperto l'armadietto bianco dove di solito teniamo i farmaci, mia moglie soffre di emicrania, e ho preso un paio di guanti in lattice. Mi sono abbassato sul cesso e con una mano l'ho afferrata per i capelli. L'ho tirata su gocciolante di urina, e si che anche a me scappava di farla. L'ho posata per terra su un asciugamano sporco e ho fatto i miei bisogni. Mia moglie dall'altra stanza:- Strano, vero?- Io, guardando la testa:- Si, aspetta un attimo che ne parliamo.- Ho finito di fare quello che dovevo fare nel bagno e l'ho portata di là. - Non lì!- Ha fatto mia moglie, continuando:- Non la posare sulla tavola che ci mangiamo- Me ne andavo in giro per la casa con una testa in mano, i capelli neri corti ma non troppo, gli occhi chiusi, pallida, le labbra violacee, non una goccia di sangue. Ci siamo seduti sul divano e l'abbiamo guardata per un po', la testa. Il giorno prima non c'era e non sapevamo chi ce l'avesse messa nel cesso. Io e mia moglie non conoscevamo quella testa. Abbiamo pensato di chiamare la polizia, insomma informare qualcuno. Non si sa mai di questi tempi. Poi ci ha telefonato Lidia la nostra migliore amica che voleva andare fuori città a fare un giro. Sia io che mia moglie siamo stressati ultimamente.Abbiam preso e siam partiti. Avevamo proprio bisogno di svagarci. Abbiamo chiuso la porta di casa a chiave e siamo usciti. La testa sul divano sembrava stesse comoda. L'abbiamo lasciata lì. Al rientro, era notte inoltrata, siamo entrati in casa e la testa non era più sul divano. Ho detto a mia moglie, che si stanca tanto quando è in giro:- Ci hanno rubato la testa.- -No.- Mi ha risposto lei dal bagno. -E' qui nel cesso.- Ho raggiunto mia moglie e insieme abbiamo guardato la testa incastrata nel cesso. Non smettevamo di guardarla e lei guardava noi.
Le sigarette smozzicate fanno da contorno a tutto il resto. Vecchi numeri di Dylan Dog e qualche lettura americana. L'aria è piena di ogni cosa. Un barattolo di pistacchi reca l'etichetta verde di un qualche posto oltre il mare. Fuori dalla finestra, l'umidità della notte ha appannato i vetri. Il sole è un ricordo lontano. Molly ha la marca della felpa ben visibile, l'indumento indossato al contrario. Pino la guarda spostarsi nel piccolo spazio che condividono, che si trovano a vivere. Chitarre si inseguono senza fermarsi in una armonia disarmonica. -Vorrei farti vedere il mare.- Dice Molly senza guardarlo. Pino la ascolta. E' in contatto. - Quel rumore continuo, insistente che diventa come una linea. Una linea che si solleva, diventa curva, poi di nuovo linea, ma mai punto. Il mare, capisci Pino?- Pino la guarda, ma non la ascolta. Ha perso il contatto. Molly se ne accorge, fa le cose senza fretta. La scrivania è sovraffollata. Trova le compresse, ne fa cadere un paio sulla mano dal contenitore di vetro. Pino schiuma dalla bocca, gli occhi bianchi, la mascella serrata. Molly, mutandine bianche, gli apre il trisma come le ha detto il medico e gli infila una pallina sotto la lingua. Si scioglierà da sola. Molly accarezza i capelli di suo figlio, quindici anni. Pino aspetta il contatto come un aereo che sta per atterrare.