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Scritti e letti per voi da Giuseppe Merico.

Blogger: Cenresig
Nome: Giuseppe Merico
WWW.SCRIVOELEGGO.SPLINDER.COM LE RIFLESSIONI DI UNO SCRITTORE BISLACCO.
Giuseppe Merico, 1974. LIBRI: "Dita amputate con fedi nuziali" recensito da Luigi Bernardi, fondatore della collana Noir di Einaudi. Giraldi editore-2007. RACCONTI: "Romeo" sulla rivista Inchiostro, numero 5/6 ottobre dicembre 2005, "L'ospedale dei tubi chiusi" sul sito www.argonline.it-2007, "Il legame" sulla rivista Argo, numero 13, gennaio 2008, "Colline Cave" sulla rivista Argo, numero 14, luglio 2008 . RECENSIONI CARTACEE: INCHIOSTRO, numero 3/4 settembre novembre 2007, IL DOMANI di Bologna, novembre 2007. COLLABORAZIONI: Argo, rivista di esplorazione, addetto al settore narrativa.

I racconti su SCRIVOELEGGO sono tutelati dal Diritto d'Autore pertanto è vietata la riproduzione anche parziale degli stessi a fini divulgativi o commerciali senza espressa autorizzazione dell'autore.

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sabato, 31 marzo 2007

RENE' AUBRY

Il brano che potete ascoltare si chiama SALENTO.

Grazie Chiara.

postato da: Cenresig alle ore 15:12 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: musica, amici
venerdì, 30 marzo 2007

ANALISI DEL TESTO

I-due-fratelliInteressante collaborazione con un Liceo Artistico di Milano. Un professore di lettere ha dato ai suoi alunni come tema l'analisi di un mio racconto. La traccia è la seguente:

"Costruisci un commento al racconto "Due fratelli" pensando di dover rispondere a due domande: che cosa dice (di cosa parla), cosa mi dice. Per rispondere alla prima (cosa dice), più analitica puoi tenere presente i seguenti aspetti: la voce narrante; gli ambienti e il loro valore simbolico; la dinamica degli eventi: puoi immaginare delle seguenze cinematografiche, ad un certo punto la tensione narrativa ha una svolta, individuala, c'è pure un brevissimo flash-back (analessi). Per rispondere alla seconda (cosa mi dice), più interpretativa, puoi soffermarti su alcune immagini e/o parole che ti hanno colpito, ti hanno fatto pensare, hanno parlato alla tua sensibilità ed alla tua esperienza, cercando di finalizzare il discorso all'individuazione del/dei temi di questo racconto. Che cosa ci vuole dire"

Il racconto "Due fratelli" è contenuto nel mio libro di prossima uscita: "Dita amputate con fedi nuziali".

Grazie a Kaapi e a Mauro.

postato da: Cenresig alle ore 19:32 | link | commenti (3) | commenti (3) (pop-up)
categorie: scuola, amici, collaborazioni
giovedì, 29 marzo 2007

SPARO A ZERO

GppebrindsuccesChe significa quando dici: Io scrivo?

Cosa vuol dire quando dici: Scrivo su muri di carta per abbatterli?

Dovresti un po' pensarci amico.

Ti si vedono le vene del collo amico,

e

puoi giurarci,

è un brutto segno.

Lascia che io trabocchi

che inondi città

che tagli come lama

che raffreddi i calori

o che infervori cuori

che taccia le menti

che inventi parole

o che ne sia inventato.

Infine, amico, nulla di personale

se Al Bano pubblica

con Mondadori.

postato da: Cenresig alle ore 20:25 | link | commenti (7) | commenti (7) (pop-up)
categorie: immagini, riflessioni, schegge
mercoledì, 28 marzo 2007

VENTICINQUE MARZO

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Lettura di "Donna d'argilla" presso il Sedile di Piazza Sant'Oronzo a Lecce, all'interno della rassegna "Itinerario rosa".

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Sedile di Piazza Sant'Oronzo.

 

 

postato da: Cenresig alle ore 20:17 | link | commenti (4) | commenti (4) (pop-up)
categorie: viaggi, immagini, comunicazione, collaborazioni

VENTISETTE

sala%20dei%20concerti(piccola)Il resoconto della nottata viene dalla voce di Stefania che giorni dopo mi raccontò tutto quello che era accaduto, poco, forse nulla, ma è così che avvengono i fatti, spesso non sono importanti, forse non degni di rilevanza, ma ho pensato, se non c’è nessuno che li racconta, allora è come se non fossero mai avvenuti. Finirebbero per perdersi nelle esperienze individuali, solitarie, frammentate ed è di questo che ho paura io, che non ci sia un collante che renda condivisibili queste esperienze. Questa è la spinta a muovermi, quello che mi fa scrivere, la storia delle due bambine, Dafne e Melania, la storia che vi sto raccontando, quella di un gruppo di amici che nascondevano un segreto.

Manuela si ritrovò nel bagno del “Container”, un locale di Bologna che aveva l’aspetto di un magazzino, le pareti di lamiera ondulata riflettevano i fasci di luce provenienti dai riflettori. Gli “I am Kloot” dovevano ancora iniziare a suonare. La musica arrivava nel  bagno delle donne come se provenisse dall’interno di un tubo, musica elettronica, minimale. Tirò fuori l’accendino, il cucchiaino, usava sempre lo stesso, la punta si era annerita al contatto con la fiamma. Forse erano i gesti, ripetuti, sempre gli stessi che l’attiravano verso quello che stava facendo. Spezzò la fialetta contenente l’acqua per soluzioni iniettabili con la stessa destrezza di un infermiera che ha all’attivo anni di esperienza, la posò sul lavandino. Guardò il materiale, le sue cose, la siringa avvolta nella confezione di plastica che infondeva sicurezza e parlava di sterilità, la “robba” color marrone, il cucchiaino, l’accendino. Ci pensò su come faceva tutte le volte, si chiese se non stesse sbagliando. Si rispose di si e andò avanti. La”botta” venne piano, come un fluido caldo e  denso che partiva dalle estremità fino ad abbracciarle il cuore. L’abbraccio dell’eroina. Manuela uscì dal bagno in compagnia della sua scimmia soddisfatta e sorridente, sembrava quasi di vederla ghignante sulla sua spalla. Marzia era al bar assieme a Stefania e Mariella. Quando videro Manuela dai movimenti addormentati capirono che aveva giocato un po’ al suo gioco preferito e anche questa volta aveva perso. Marzia versò una lacrima che per poco non andò a finire nel suo bicchiere di vodka trasparente. Decise di non farci caso, di lasciare andare, di mollare il freno. Decise che le sue mani avevano bisogno dei fianchi morbidi dell’amica, amante. La lingua di Marzia tratteggiò le labbra di Manuela, socchiuse come in attesa di dire parole che non uscivano, che non sarebbero uscite. Marzia aveva il sapore di vaniglia. La musica attorno divenne batteria che colpiva e schivava la chitarra lunga a costruire un muro di suono. Il gruppo inglese salì sul palco e con la noncuranza che solo gli inglesi sanno dimostrare attaccò a cantare. Il pop elettronico accompagnato da richiami Beatlesiani aprì le porte di quella nottata alle quattro ragazze.

-         Come farai con lui?- Disse Mariella guardando la sagoma del bassista stagliarsi tra le luci rosse e il buio della sala.

-         Come ho sempre fatto.- Rispose Stefania.

-         Ti sembra di conoscerlo già?- Continuò Mariella.

-         Conoscerlo è una parola grossa, ma mi fido delle sue mani.-

-         Stai attenta, Stefania. Gli uomini cambiano pelle come i serpenti.-

Stefania non gradì il paragone, si voltò verso Marzia e Manuela, ballavano abbracciate circondate da teste pelate o con capelli neri o lisci o dreadlocks o ricci o biondi o teste di persone in movimento sussultorio sotto l’onda propulsiva che dal basso spingeva i corpi a muoversi e a danzare.

-         Spero ti andrà meglio- Disse Mariella.- Meglio di come è andata a me.-

Stefania aspettò che Mariella continuasse.

-         Mimmo, lo vedi Mimmo com’è con voi? Un orso buono e c’ha ragione, vi vuole bene, farebbe qualsiasi cosa per voi, se qualcuno avesse un problema si farebbe in quattro per aiutarlo. Gli andrebbe incontro. Se lo caricherebbe sulle spalle il problema e le sue sono spalle larghe, lo sai.-

Stefania ascoltava la musica, seguiva la linea della chitarra elettrica che sembrava infilarsi nell’amplificatore alla destra del palco, sparata fuori da quello di sinistra. Le parole di Mariella le arrivavano disturbanti e disturbate.

CONTINUA...

postato da: Cenresig alle ore 16:55 | link | commenti (3) | commenti (3) (pop-up)
categorie: racconti
lunedì, 26 marzo 2007

CLAUDIA RUGGERI- INFERNO MINORE

ruggeriCORROTTO BAROCCO

Dentro la torre che tutto nasconde

alla valanga che tutto ricopre

nella caduta che fissa per sempre;

la calce intatta e il giro saldo

in alto t'avrei lavato i piedi

oppure mi sarei fatta altissima

come i soffitti scavalcati di cieli

come voce in voce si sconquassa

tornando folle ed organando a schiere

come si leva assalto e candore

demente alla colonna che porta

la corolla e la maledizione di gabrieleamore

che porta un canto

ed un girare intorno

cinque volte

ed essere a corona ma lontana

allo zaffiro che inzaffira fermo (o pare

quieto e intanto segue e adora- altra

altitudine altra sosta- lo zaffiro

che entra e fa divino ed una luce forsennata

e intesa tutta cima nuda ed in eterno perchè lui la

tocchi sposti il perpetuo martirio di letizia

lui che la precede (io

t'avrei offerto cornici che indorano radici poi

che mossa un'impronta si smodi ad otto tentatoceli poi

che ne escano le torture

se sonno e danza non li disfanno.

postato da: Cenresig alle ore 08:27 | link | commenti (12) | commenti (12) (pop-up)
categorie: libri, scrittori, consigliati
mercoledì, 21 marzo 2007

PARTENZA

timewillneverstopSono in partenza. Domani parto per il Salento. Domenica venticinque marzo alle ore venti Giuseppe sarà nel Sedile di Piazza Sant'Oronzo a Lecce per la rappresentazione teatrale di un suo racconto dal titolo "Donna d'argilla" e dialogo con Elio Scarciglia. Vi lascio per una manciata di giorni e vi regalo una manciata di abbracci. Stringiamoci, stringetevi. Altro non possiamo fare. Il vostro.

postato da: Cenresig alle ore 16:20 | link | commenti (18) | commenti (18) (pop-up)
categorie: amici, comunicazione, collaborazioni
martedì, 20 marzo 2007

VENTISEI

stellineLe stelline vennero risucchiate nel lavandino. Le guardai scivolare giù come se l'universo venisse succhiato in un buco nero. Mi avevano lasciato a casa. Serata per sole donne. Erano uscite tutte e tre con dei sorrisini maliziosi e ammiccamenti vari. La porta si era chiusa e la villa dalle finestre che piangono mi raccontò un po' di cose. Mi invitò a una cena solitaria, in piedi, senza apparecchiare. Mia madre me le faceva le stelline. Stelline col burro e formaggino. Le mangiai con piacere, lentamente, adagio, riempiendo il cucchiaio, non finivamo mai. La villa mi disse buonappettito. Le finestre me lo dicevano, lo scaffale su in alto dove tenevamo i pacchi di pasta dal cartone blu, i vasetti del sesamo, la tovaglia di plastica con le oche bianche. Finii di mangiare e mi fermai così, senza pensare, senza motivo, senza cognizione di causa, senza spinte a muovermi. Un corpo che fa qualcosa e poi non la fa più, un ingranaggio che è andato per lungo tempo e poi si ferma ed è come se non fosse mai partito. Così mi sentivo, così dovevo apparire alla villa silenziosa all'una di notte. Prima avevo letto, i racconti di Cechov e mi ero riscaldato con i suoi personaggi mentre fuori imperversava la bufera di neve tra i grossi alberi della taiga. Avevo mangiato, no, prima avevo risposto al telefono. Era Mimmo. Mi chiedeva dove fossero andate le ragazze assieme a sua moglie, Mariella. Era geloso Mimmo. Tradiva la moglie ma era geloso e Dio solo sa cosa avrebbe fatto al malcapitato che fosse finito tra le sue mani sorpreso a corteggiare sua moglie che di fascino ne aveva, bisogna ammetterlo. Gli dissi che le ragazze non mi avevano detto nulla. Erano uscite e mi avevano chiesto di non fare domande. Io non ne avevo fatte, tanto avevo le mie stelline ad aspettarmi. Cechov, la telefonata, le stelline, fermo come qualcosa che non andava più. Mi ritrovai al buio in camera di Marzia, aprivo i cassetti, toccavo la biancheria intima di Marzia, quella di Manuela. Poi in camera nostra quella di Stefania. Mi masturbai nel corridoio, in piedi.  I pantaloni calati sulle caviglie, le cosce tese, le gambe leggermente inclinate. Durante l'orgasmo tremai e mi passai la lingua sulle labbra. La villa mi guardava, c'era la luna in cielo e come da bambino mi faceva l'occhiolino.

CONTINUA...

postato da: Cenresig alle ore 23:41 | link | commenti | commenti (pop-up)
categorie: racconti

VENTICINQUE

DuomodiParma210Le righe rimasero ferme. Scendevo le scale nella villa, quelle che portavano dal piano di sopra, con le camere da letto, al piano terra. Il quadro appeso al muro ce l'aveva messo Marzia, raffigurava una ragazza con un cilindro, le labbra dipinte di rosso. Sentii parlare dabbasso, c'era la voce di Stefania, lenta e calma e dolce e paziente che s' inframmezzava con quella di Marzia, più acuta, più a scatti, più rauca. Parlavano di me, dicevano di me, che erano preoccupate. Sentii Stefania dire a Marzia che a volte mi vedeva con gli occhi fissi, assente. Smisi di origliare come un rubinetto che smette di gocciolare, dando sollievo a chi lo ascolta. Feci così anch'io, scesi giù. Provai sollievo. Le salutai, chiesi a entrambe se volevano un panino col prosciutto. Dissero di si. Mi avvicinai al frigorifero. Cosa stava accadendo che io non sapevo? Mi venne in mente l'uomo che accompagnava Niki all'interno del Grand Hotel Baglioni. Era il vecchio che spiava Dafne e Melania, solo un po' più giovane, solo un po' più in carne, solo da questa parte della storia. Afferrai il pezzo di prosciutto, aveva una sua consistenza pesante e morta, il colore rosa. Chiusi il frigorifero mentre un capogiro accompagnava le mie parole fuori dalla bocca:-

I know yourself, così tu.-

Le ragazze non ci fecero caso, nemmeno io, al momento.

Entrò Manuela bagnata di pioggia, tremante di eroina, di assenza. Stava cercando di non farsi più. Vidi l'ombra della droga accovacciata sulla sua spalla, in attesa di una mossa falsa. Marzia l'abbracciò, la tenne stretta a sè. Manuela non la smetteva di tremare. Stefania si mise le mani sugli occhi per non vedere. Io me ne rimasi con un grosso pezzo di prosciutto tra le mani vicino al tavolo, il coltello e il tagliere sembravano le uniche cose sicure in quella casa.

CONTINUA...

postato da: Cenresig alle ore 17:01 | link | commenti (5) | commenti (5) (pop-up)
categorie: racconti

ARTEMIDORO

Senza nomeRagazzi è da un po' che ho messo su il blog e di blog, altri, ne ho visitati. Ce ne sono alcuni famosi pieni di commenti, ma io no, io cerco qualcos'altro:

Vai su: http://artemidoro.splinder.com/

postato da: Cenresig alle ore 10:56 | link | commenti (1) | commenti (1) (pop-up)
categorie: amici, consigliati