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Scritti e letti per voi da Giuseppe Merico.

Blogger: Cenresig
Nome: Giuseppe Merico
WWW.SCRIVOELEGGO.SPLINDER.COM LE RIFLESSIONI DI UNO SCRITTORE BISLACCO.
Giuseppe Merico, 1974. LIBRI: "Dita amputate con fedi nuziali" recensito da Luigi Bernardi, fondatore della collana Noir di Einaudi. Giraldi editore-2007. RACCONTI: "Romeo" sulla rivista Inchiostro, numero 5/6 ottobre dicembre 2005, "L'ospedale dei tubi chiusi" sul sito www.argonline.it-2007, "Il legame" sulla rivista Argo, numero 13, gennaio 2008, "Colline Cave" sulla rivista Argo, numero 14, luglio 2008 . RECENSIONI CARTACEE: INCHIOSTRO, numero 3/4 settembre novembre 2007, IL DOMANI di Bologna, novembre 2007. COLLABORAZIONI: Argo, rivista di esplorazione, addetto al settore narrativa.

I racconti su SCRIVOELEGGO sono tutelati dal Diritto d'Autore pertanto è vietata la riproduzione anche parziale degli stessi a fini divulgativi o commerciali senza espressa autorizzazione dell'autore.

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domenica, 29 aprile 2007

IL LEGAME

trismosinalberoL’albero rosso inventa parole ha parlato. Non credevamo  toccasse a noi, alla nostra famiglia. Mio marito ha dato giù di matto e io lì a tenerlo fermo, che si sfogasse una volta tornati a casa. Il raccolto, ci contava proprio sul raccolto, non è stato un granchè  e si che ne andava orgoglioso dei nostri figli. Se n’è andato nel capanno dove tiene gli attrezzi, ha imbracciato la sua doppietta e ha iniziato a sparare sulla legna raccolta per l’inverno. Da casa mentre mettevo in forno l’arrosto sentivo gli spari. A cena è stato tutto un lungo silenzio, mangiava e basta. Poi ad un certo punto mi ha detto che sarebbe uscito. Ha preso la giacca, il secondo non lo ha nemmeno toccato, ed ha chiuso la porta di casa sbattendola. Ho guardato il tavolo, la tovaglia azzurra, i piatti sporchi e il suo bicchiere di vino, le sedie dei nostri figli vuote, i loro posti di qua e di là come un’assenza. Noi donne ci viene da piangere, mi sono asciugata le lacrime con un tovagliolo, ho sparecchiato e mi sono messa a guardare la Ruota della Fortuna in tv. Kalun non ci ha mai dato problemi, i pomidori venivano su dalle sue braccia con la naturalezza con la quale inizia un nuovo giorno e mio marito orgoglioso lo guardava negli occhi e se lo abbracciava. Con Bali, il secondo, quello più piccolo, era diverso. Si nascondeva le braccia sotto ampi maglioni a righe. Solo la sera quando lo mettevo a letto potevo vedere le zucchine affiorare dalla pelle. Anche con lui era  sempre un buon raccolto. Questa sera mio marito è andato a puttane e io non posso farci niente. Kali, la puttana, abita in fondo alla via, a quest’ora avrà chiuso lo spaccio e mio marito l’avrà aspettata con una bottiglia di whiskey nel suo cartoccio marrone. Domattina quando si sarà sfogato ben benino tornerà nel mio letto e mi abbraccerà come ha sempre fatto. Mia sorella più grande dice che sono una stupida a rimanere con lui, che lei gli insegnerebbe il modo giusto di comportarsi se solo lo potesse fare, se io glielo permettessi. Forse mia sorella ha ragione, ma mio marito è l’unico uomo che ho mai amato. Mi veniva a prendere con il motorino e mi portava tra i girasoli alti in modo che nessuno ci vedesse. Lo aspetto un po’ sveglia, poi spengo la tv e vado di sopra, i lettini dei miei figli sono vuoti. Mi avvicino al letto di Kalun, accarezzo le lenzuola, faccio per rimboccarle, do un’occhiata al letto di Bali sotto il poster di Micheal Jakson. La stanza è vuota, i miei figli non ci sono. Questa notte, la loro prima notte, dormiranno al centro di recupero, in comunità per intenderci. Gli hanno tolto i telefonini, non possiamo parlare con loro e per non so quanto tempo non potremo nemmeno andarli a trovare. L’albero rosso inventa parole è stato chiaro, il raccolto è stato insufficiente, i nostri figli hanno qualcosa che non va e dire che Kalun fino a pochi mesi fa tirava fuori certi pomidori grossi e rossi che me lo invidiavano tutte le mie amiche. Ha vinto anche una medaglia a scuola. Ancora ce l’abbiamo la fotografia che lo ritrae con le braccia completamente ricoperte di pomidori, a partire dall’ascella, le mani quasi non si vedevano più. Era sempre orgoglioso il mio Kalun. Accadeva che quand’era ancora piccolo, mi chiamasse:-

Mamma, guarda ne sta uscendo un altro!-

Allora io correvo di là e guardavo la protuberanza sull’avambraccio, la pelle gli si arrossava, il pomfo cutaneo diventava più evidente e nel giro di qualche ora compariva il verde delle foglioline sottopelle. Poi mio figlio urlava, ancora non si era abituato, e il piccolo pomodoro veniva fuori con un sonoro “plip”. I primi tempi ero io ad asciugargli il sangue sulle braccia, poi ha imparato e non ci faceva nemmeno più caso. Certi pomidori da lasciarci gli occhi.

Mio marito è rientrato, sento la porta dabbasso che sbatte. Lo aspetto nel letto al buio, sale le scale e apre la porta, va sbattere contro l’armadio, accende la luce grande. Faccio finta di dormire, lo sento sbraitare:-

E’ una vergogna!-

Apro gli occhi e lo guardo, ha una smorfia di sdegno sul volto tirato dall’alcool.-

-         Li tiri su con tanto amore, non gli fai mancare niente ed ecco come ti ripagano!-

Gli dico di stare calmo, di fare piano e cosa penseranno i vicini, queste urla a notte inoltrata…

-         No, dimmi, sono forse un cattivo padre io?-

Si sbottona la camicia, le sue mani tremano.

-         Alla mia età sono capace di metter fuori un anguria nel giro di un minuto, io.-

La sua faccia si contrae come se stesse facendo la cacca, inizia a spingere, il suo ventre diventa globoso, si tende, la sua pancia si gonfia e si fa dura, io piango, gli ripeto di starsene calmo, ma lui va avanti. La grossa anguria verde con le strisce nere sboccia dal suo ombelico. Mio marito urla, ha le mani imbrattate di sangue, poi con dimestichezza recide il gambo, la pelle dell’addome lacerata si ricompone piano. Si avvicina al letto e mi mostra una bella anguria di un chilo, un chilo e mezzo. Allora lo abbraccio e ce ne stiamo lì, seduti sul letto a piangere con l’anguria insanguinata che ci fa compagnia.

L’albero rosso inventa parole si trova sulla collina, lo puoi vedere da casa nostra e dalla chiesa che si trova nella parte opposta del paese e anche da più lontano. Non è un grosso albero, ma è rosso e il suo colore è pulsante, non è fermo, vibra, si muove, è vivo. Nessuno sa che albero sia, alcuni dicono sia una vecchia quercia, fatto sta che è lì da prima ancora che il nostro paese fosse abitato. E’ lui che regola il commercio, che dispone degli scambi con gli altri paesi  come quello accanto al nostro dove si producono maialini. Noi abbiamo sempre fornito verdura in tutta la contea. Vengono persino da Nito che si trova a duecento miglia da qui per le nostre verdure.

Stamattina mio marito è andato a parlare con l’albero rosso inventa parole.

L’albero non usa la voce, solo dalle sue radici viene fuori il sangue che va a formare il messaggio, allora noi leggiamo le lettere sulla terra.

E’ tornato a casa con una faccia da funerale, non ha detto una parola. Ho cercato di fermarlo, ma non c’è stato verso, questo è quello che ho detto dopo alla polizia. Si è messo a correre verso il capanno degli attrezzi, ci si è chiuso dentro. Un attimo dopo ho sentito lo sparo. I poliziotti mi hanno fatto tante domande. Sconvolta ma stranamente calma gli ho detto a quei signori:-

Che volete? Siamo gente del sud e mio marito non ha sopportato un oltraggio simile. Vedere i suoi figli chiusi in comunità perché i pomidori e le zucchine non bastavano, ecco lo ha mandato fuori di testa.-

Il poliziotto mi ha guardato e mi ha chiesto:-

E’ vero che poco prima di spararsi era andato a parlare con l’albero inventa parole? -

Volevo mentire, avrei potuto farlo, invece ho detto la verità:-

Si. -

-         Signora, lei lo sa che la legge della contea vieta di andare a parlare con l’albero se non è lui stesso che lo richiede tramite il sindaco?-

-         Conosco la legge, signori.- Ho detto tenendomi la faccia tra le mani.

Dopo pero’ gli ho guardati dritto  negli occhi a quei poliziotti.

-         E’ stata colpa di quel maledetto albero se mio marito si è tolto la vita!-

-         Signora, lei è sconvolta, non sa quello che dice.-

-         Se potessi lo butterei giù quel maledetto, a colpi di accetta.-

-         Signora, lei è ufficialmente in arresto con l’accusa di “verbo sovversivo”. -

Il poliziotto mi ha ammanettato lentamente, la testa mi girava, pensavo ai miei figli chiusi lontano, non so dove, mio marito con la testa fracassata nel capanno degli attrezzi, l’anguria sul nostro letto matrimoniale e quell’albero lassù dove tutto è iniziato. Questo legame fatto di sangue tra noi e la natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: Cenresig alle ore 07:15 | link | commenti (11) | commenti (11) (pop-up)
categorie: racconti
mercoledì, 25 aprile 2007

JOE R. LANSDALE

Soprattutto racconti, soprattutto Lansdale, questo scrittore Texano che ci parla di un'America allucinata e violenta. Racconti dell'orrore quindi ma anche velati di un umorismo nero. Abile narratore, uno tra i miei preferiti, riesce ogni volta a spingermi a confrontarmi con la natura umana portata agli estremi. Vengono tratteggiate, come solo lui sa fare, le manie e i retaggi culturali quali il razzismo o l'uso indiscriminato di armi e i film dell'orrore e i drive in. Consigliato caldamente come un piatto di chili rovente.

postato da: Cenresig alle ore 22:46 | link | commenti (5) | commenti (5) (pop-up)
categorie: libri, consigliati

RESISTERE

PARTIGIANI"Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò."

                                                                       Una questione privata.

                                                                       Beppe Fenoglio.

postato da: Cenresig alle ore 10:02 | link | commenti | commenti (pop-up)
categorie: citazioni, scrittori
sabato, 21 aprile 2007

IO E TE

a5n5ven1Ho il sospetto che tu non capisca esattamente quello che dico, sennò non mi guarderesti con quegli occhi che a me sembrano di vetro. Mi hai detto di aver fatto un biglietto aereo per la Sardegna, ti ho chiesto:-

Ne hai fatti due?-

- No, uno solo. Solo per me.- Mi hai risposto senza espressione.

- Cosa farai?- Ti ho risposto imitando la tua mancanza di espressione.

- Vedrò il mare e fumerò sigarette in uno di quei bar sulla spiaggia. Aspetterò che arrivino i bagnanti, poi andrò via.-

-Bene, io rimarrò qui se è questo che vuoi.-

-Tu cosa farai?- Mi hai chiesto con l'aria di un passante che s'incontra per strada.

-Io mi raderò al mattino, guarderò i giorni assotigliarsi. Poi verrò da te e ti amerò.-

- Ti aspetto. Mi riconoscerai dai miei occhiali scuri che nascondono il cuore sanguinante.-

Abbiamo guardato fuori dalla finestra, un rumore di rami e gli uccelli che s'inseguono sbattendo le ali.

Ho pensato che tutto stesse andando in un'unica direzione che quel tutto ci stesse portando con sè come ignari passeggeri di un treno che per adesso si è fermato all'interno di un tunnel nero. Sapete come accade a volte...Quando si aspetta che un altro treno passi e i passeggeri si chiedono cosa stia accadendo e i cellulari non funzionano e lo si vorrebbe ma anche no, uscire alla luce del sole, scappare dal tunnel, ma anche rimanerci dentro che poi in fondo lì non si sta tanto male.

Venti giorni dopo, Sardegna, un luogo poco affollato: Ci sei tu con l'abbronzatura timida sulla pelle chiara, ci sono io con il cappello di paglia che ho comperato presso una bancherella da un marocchino.

Il dialogo press'a poco è questo:-

Ti ho cercato nelle pagine dei libri.-

- Mi hai trovato?-

- Si.-

- E dov'ero?-

Il mare attende la risposta porgendo la mano al sole...

- Eri dopo i punti che fanno finire le frasi, negli spazi vuoti lì dove il pensiero indugia e continua.-

La mia mano si fa strada nella tua vita così come sulla tua pelle mentre due anziani abbronzati, lei con il parasole, ci guardano e ridono della nostra impudicizia.

Venti giorni dopo, una Bologna deserta: Ci siamo io e te su un letto sudato e ci diamo le spalle nel pomeriggio che diventa sera.

- Credi che passerà?- Mi dici con la bocca impastata, assetata.

- Passerà tutto.- Ti rispondo seguendo l'ombra della mia mano sul muro bianco poco al di sotto della tenda a fiori rossi.

- Stiamo parlando della stessa cosa?- Continui, immagino la tua faccia sprofondata nel cuscino, ti volgo le spalle.

- Credo di si...Stiamo parlando di quel meccanismo che a volte ci scopre deboli e arrabbiati e ci fa partire per poi tornare e a volte amarci e odiarci come una ferita, un'ulcera inguarbile senza soluzione di continuo e i giorni lì a disinfettarla prima che s'incancrenisca.-

Qualcosa muta, sento amore, c'è amore, sono amore. Io e te, che frase banale ma buona come una margherita, come il pane, semplice e fondamentale. 

postato da: Cenresig alle ore 09:44 | link | commenti (8) | commenti (8) (pop-up)
categorie: racconti
venerdì, 20 aprile 2007

DETESTABILE

Table%20TalkLa mia riflessione sanguina, ma non ha ne forma nè colore

mi saluta timida all'affacciarsi suo tra le tempie

come finestre.

Entra aria e quant'altro,

a volte qualcosa di buono, spesso macerie

lasciate da altri

lì dove vivo io,

in periferie disabitate nei pressi di cumuli di spazzatura

come montagne fumanti.

Detestabili frasi.

postato da: Cenresig alle ore 19:50 | link | commenti | commenti (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge
giovedì, 19 aprile 2007

NERO E TRISTE

hai APPESO DUE masc o FORS RO e triste una Bia , di QUE  che si ved QUELL' ESPRESS hai messo su BLAck and nasconde UN segre HAI carnevale trISTE che NASConde UNA bianca  US AND hai musica HAi bluE HAI nasconDE un parole PAROLE ne è INVASA hai MESSO MASCHERE quelle PArole quell' riesci a  INvasa NERO E TRISTE

postato da: Cenresig alle ore 21:58 | link | commenti (1) | commenti (1) (pop-up)
categorie: racconti

;-)

Scrivoeleggo riapre dopo poche ore senza tante pippe. Ahahahaha. ;-)

postato da: Cenresig alle ore 21:11 | link | commenti (9) | commenti (9) (pop-up)
categorie: immagini, comunicazione, scrittori
mercoledì, 18 aprile 2007

CHIUSO PER RIFLESSIONE

libro_chiuso_iconaSCRIVOELEGGO

CHIUDE

LE PORTE

AI

LETTORI.

A PRESTO.

postato da: Cenresig alle ore 20:49 | link | commenti (4) | commenti (4) (pop-up)
categorie: comunicazione

E' ARRIVATA LA PRIMAVERA DUE

primaveraPortandosi con sè la schiera di

quelli pieni di speranza

è arrivata la primavera.

Gli aerei tracciano ics nel cielo

e tu piangi seduta sul divano.

Tempo di radermi, giorno dopo giorno,

coi Rem nello stereo.

Adesso non ci credo più anche se la dovessi vedere

chè la primavera per me non arriva.

postato da: Cenresig alle ore 11:11 | link | commenti | commenti (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge
martedì, 17 aprile 2007

E' ARRIVATA LA PRIMAVERA

010L'immobilità dei tuoi gesti che tanto assomiglia ad una casa con i muri scrostrati va a braccetto con i giorni d'oggi che vogliono darsi l'aria di essere veloci per non riflettersi mai allo specchio che tra l'altro è rotto, si è incrinato e riflette solo figure sbiadite e il passato come un masso sullo sfondo. Un masso che affiora da un mare denso come l'olio.

postato da: Cenresig alle ore 16:51 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge