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La mano apparve nel buio,
Io mi muovo facendo finta di essere cresciuto, ecco il mimo mi dico, guardatemi come sono bravo vi dico, e invece adesso, invece ora ho paura. Qualcuno di voi conosce qualcosa di simile al vetro sul quale cola la cera e si solidifica?
e mi portò con sè,
nel buio.
Qualcosa cade, qualcosa si muove, qualcosa rimane fermo, la musica non finisce mai, le letture nemmeno e la scrittura neanche a pensarci. Partirò nuovamente per il sud, intanto auguro una buona decompressione a tutti i lettori di Scrivoeleggo. Tornerò a settembre. Vi voglio bene.
Esco ormai di rado dal cassetto della scrivania. Mi sono impigrito e nessuna spinta sembra portarmi con sè. L'altro giorno per esempio, ho fatto un salto fuori e ho scoperto che le raganatele hanno invaso gli angoli e i non angoli, grossi ragni facevano la lotta o se ne stavano fermi, immobili. Ho acceso il computer, ricoperto dalla polvere, ho pulito il monitor con una mano e le dita sono diventate subito nere. Ho chattato con una sconosciuta, si faceva chiamare Mara, mi ha raccontato del suo ragazzo che si trova in Sardegna, mentre lei sta ad Ascoli Piceno. Le ho detto che le olive all'ascolana mi piacciono un sacco. Poi le ho detto che mi sentivo solo e la cosa mi ha fatto schifo. Ci siamo salutati e mi ha detto:-
Dai, fatti sentire. Se posso ti sarò d'aiuto.
Ho spento il computer e mi son fumato un paio di sigarette. Ho aspettato per un po' che accadesse qualcosa, ho anche pregato Dio. Il cellulare ha squillato, ho risposto, avevano sbagliato numero. Mi sono fatto una doccia, ho preso dei vestiti buoni, insomma quelli meno sporchi, dal cassetto della scrivania dove dormo e mangio e sono uscito. Sapete quello che ho visto?
Sconcertante: Mani, polpacci, seni, spalle, chi occupa lo spazio e chi viene scacciato dallo spazio che occupa. Ho pensato alla lotta tra gli umani, ho pensato che questi stessi umani da tempo immemore fanno la lotta e mi è venuto da vomitare. Preso una pizza e mangiato da solo.
Giravo per le strade di Bologna quando ho incontrato Ferruccio, me l'ha detto dopo che si chiamava così, io, al momento avevo dimenticato sia il suo nome che la sua faccia. Mi ha chiesto come stava mia moglie e al momento non sapevo come rispondere:-
Bene, grazie.- Gli ho detto. - E la tua?.- Ho continuato.
-Io non sono sposato, Giuseppe.- Mi ha risposto aggrottando le sopracciglia.
Questo è quanto. Ho girato per un po' senza meta e ho pensato agli scopi, alle mete, agli obiettivi. Non avevo opinioni a riguardo quindi il mio pensiero è durato quanto uno sbatter di ciglia.
Sono rientrato a casa. La scena è questa, mia moglie che urla:-
Che cazzo fai!?
Mentre cerco di infilare il mio piede, numero qurantaquattro, nel cassetto della scrivania.
-Volevo, volevo solo vedere una cosa.- Le ho risposto imbranato, mentre anche mia figlia se la rideva standosene in piedi con la faccia da Gorgone.
Rigetto. La fermata dell'autobus,
la ragazza con la maglia gialla e la gonna
di un colore indefinito, indefinibile,
che non trova parole,
che non si fanno trovare da me.
I jeans del ragazzo asiatico,
il suo culo troppo vicino
alle mie gambe accavallate.
Cos'altro, se non rigetto?
E vengono a farmi visita le idee
tra il raschiare della gola del vecchio
e l'autobus che va
e
tutte queste cose che non la smettono
e
le mani non gradite
e
la mia penna
è
una lancia grondante sangue,
tribù sperduta,
tribù guerriera.
Rigetto, ripeto, rigetto.
Perchè, oltre che a scrivere e leggere, ci girano ancora le palle.
Vai su
Ecco come vengono le cose, inaspettate. La mano di lui se ne sta irrequieta nello spazio tra il tavolino e il bicchiere di spritz, forse non sa se afferrarlo e continuare a bere mentre lei guarda altrove, verso la coppia di pakistani che parlano una ligua fatta di "ciunciuncian". Sono un lui e una lei, lui alto, lei bassa, lui ha i baffi, lei anche e sono pakistani e se ne stanno a Bologna col caldo che fa. La nostra coppia invece, quella che vede lui indeciso sul bicchiere di spritz, loro, sono italiani, ma anche loro se ne stanno a Bologna. La scena si svolge in un bar del centro, fuori ci sono i tavolini e tutte le altre cose che potete trovare in un bar.
Lui:- Allora, andiamo? 
Lei:- Si, penso di si...
Lui:- E quando si parte?
Lei:- Non appena starò meglio.
Lui:- Tutto dipende da te, allora...
Lei:- Probabilmente si.
Lui:- E io, io dovrei essere contento?
Lei:- Proprio non so.
Lui:- Sai come mi sento? Mi sento proprio come una squadra, sai, quelle di
palstica che usavamo nell'ora di tecnica, no, non il righello, ma proprio una squadra, di quelle graduate, con gli angoli a quarantacinque gradi e cazzo, non c'è verso, non c'è modo, mai, di far coincidere l'angolo acuto con il foglio perchè questo si sposta continuamente e ogni volta, ogni santissima volta la matita traccia linee che dovranno essere cancellate e la gomma lascia i segni e le linee sono storte, irrimediabilmente.
Lui afferrò il bicchiere, bevve un sorso di spritz, ma lei, lei era già andata via, mentre i pakistani continuavano il loro "ciunciuncian".
Vennero all'improvviso e lasciarono nulla intorno, si avventarono sugli uomini e li trafissero con dardi e lance, violentarono le donne, decapitarono i bambini. A notte il villaggio ardeva e il fuoco lo si poteva vedere da lontano. Si accamparono nei pressi del fiume e mangiarono carne umana, poi si toccarono gli uni con gli altri, si spalmarono lo sperma sui visi, gli occhi bianchi. Le loro donne cantarono alla luna. Quando venne il giorno, poco prima dell'albeggiare, presero la forma di corvi e cornacchie e volarono verso nord, verso il villaggio successivo. I tamburi intorno e la morte che viene, arranca, annaspa, sgomita, si palesa agli occhi, agli occhi, agli occhi.