I racconti su SCRIVOELEGGO sono tutelati dal Diritto d'Autore pertanto è vietata la riproduzione anche parziale degli stessi a fini divulgativi o commerciali senza espressa autorizzazione dell'autore.
-... Christiane F. e i ragazzi dello zoo di Berlino, il copricapo turco, il braccialetto con il cuore...-
- Continua.-
- La nuca di quello che incontro sull'autobus, i lacci delle Kickers, le sei meno cinque del mattino...-
Lui la guarda, quasi nello stesso momento, un ragazzo ha trovato la soluzione a un difficile problema di matematica, lontano, nell'Idaho, in una scuola superiore, un maschio, bianco, seduto accanto a una ragazza con le lentigini, lei, la ragazza non ci è ancora arrivata e si arrovella.
Lui la guarda e le dice di continuare, lei continua:-
L'indice della mano destra sulla tastiera, le fosse nasali, l'ultima onda non esiste...-
Lui le ficca dentro un dito, nella bocca, le tocca la guancia dall'interno, le afferra la lingua:-
Continua.- Le dice.
- R..tli...d...ca...rtttta...ig....iiiien...iiicc....a.-
-Rotoli di carta igienica.- Ripete lui.
Adesso la sua mano è completamente scomparsa nella bocca di lei, l'altra mano invece la sditalina ben benino, lei soffoca e raggiunge l'orgasmo. Lui si riveste, indossa una giacca dal taglio inglese con le toppe verdi sulle maniche, esce in strada si perde tra la folla di Roma.
Il ragazzo nell'Idaho esce da scuola, soddisfatto, ama la matematica ma non tanto quanto la poesia, su un taccuino nero ha tenuto assieme parole e stralci, un abbozzo o quasi, l'impronta del piede quando ancora non carica tutto il peso del corpo, un tentativo di scrittura o di esistenza, queste parole:
-... Christiane F. e i ragazzi dello zoo di Berlino, il copricapo turco, il braccialetto con il cuore...-
- Continua.-
- La nuca di quello che incontro sull'autobus, i lacci delle Kickers, le sei meno cinque del mattino...-
Lui la guarda, quasi nello stesso momento, un ragazzo ecc...ecc...:- Scrive la ragazza con le lentiggini seduta accanto al ragazzo che ha appena risolto un difficile problema di matematica.
Insomma, giunti alla fine chi tesse il ricamo, l'ordito, la trama è la ragazza con le lentiggini, peccato che lei, lo capirete anche voi, non sappia di me.
Questo racconto lo trovi anche su www.avanzidellacena.splinder.com
Non resta poi molto,
le giornate hanno indossato abiti grigi, gocciolanti.
Non resta poi molto dopo aver ucciso.
Le schiere degli imbecilli, le processioni dei teledipendenti, gli affezionati dei quotidiani.
Ho ucciso per legittima difesa,
ho il sangue sotto le unghie, rappreso.
L'ultima vittima-non resta poi molto- è rimasta con gli occhi spalancati, qualche dente è scivolato nel lavandino.
Mia moglie mi offre una sigaretta,
la estrae dal pacchetto,
le macchie di sangue,
quelle non le vede,
cieca all'orrore
mi chiede se voglio fumare.
-Si, grazie.-
Le rispondo.
"Clic", fa l'accendino.
Questa "scheggia" la puoi trovare anche su: www.avanzidellacena.splinder.com
Libera me
Domine,
libera me
Domine,
libera
Domine
de morte aeterna.
"La nostra coscienza è assolutamente tranquilla..."
Vai su
I veri scrittori arrivano anche a Londra a far pubblicità al mare di Sicilia...
Eppure,eppure non ha capito quello che le ho detto: - Il cappotto dalla lavanderia e i cd in biblioteca...- Ecco, queste sono state le mie parole, le ricordo perfettamente, questo e non altro e invece non è più tornata. L'ho aspettata fino a sera, poi era già notte, inutile dire che ho cenato da solo e il giorno dopo, il mattino dopo mi sono svegliato e lei non era al mio fianco, di fatto il letto era vuoto. Dov'è finita Camille?
Mi sono recato in ufficio e nell'ordine, alle nove, alle dieci e trenta, a mezzogiorno, le ho telefonato. "Non raggiungibile", il segnale che proveniva dall'apparecchio telefonico. Ho pranzato con Daniel nel bistrot all'angolo. Mi ha detto che sua moglie fa uso di psicofarmaci.- Niente di male-, gli ho risposto.
- Li mescola a grandi quantità di alcol-, ha aggiunto.
L'ho guardato e mi sono acceso una Goluase. Non ne abbiamo più parlato. Rientrato in ufficio mi ha colto una sorta di irrequietezza fisica, tremore, dubbio, baratro. Sono andato in bagno e ho vomitato il pranzo. Camille, dove sei?
I vetri delle finestre sono opachi quando c'è il sole; oggi il sole non c'è, i vetri sono neri e non riflettono nulla, no, nemmeno il nulla riflettono, solo qualcosa che si avvicina al ricordo. I vetri delle finestre non sanno riflettere il presente.
La settimana scorsa, io e Camille siamo andati al mare, lei si è tolta le scarpe e ha camminato così sulla spiaggia umida, invernale. Le ho messo la mano tra le gambe e l'ho stretta forte, poi ho allentato la presa. Una coppia di anziani ci guardava dalla strada principale, la sabbia era grigia, c'erano le conchiglie e il sole era un saluto, un arrivederci al prossimo anno. L'autunno sulla costa ci ha scoperti così, io e Camille e la coppia di anziani che ci guardava.
Sono tornato a casa, ho controllato la buchetta della posta, solo una reclame di una pizzeria da asporto, nient'altro. Sono rientrato in casa, Camille non c'era. L'ho aspettata per giorni, non è mai tornata, mai più. Ho pensato di informare la polizia, un giorno mi sono anche fermato all'ingresso della questura, sulle scale, un tipo con un cappello da poliziotto mi guardava, aveva i baffi neri e lo sguardo severo, ho pensato di telefonare.
- Camille è sparita...- Avrei detto così. Non ho fatto nulla di tutto ciò. Sono trascorsi due mesi, ho conosciuto una nuova ragazza, una che non avevo mai visto. Fa la puttana, si fa pagare bene, quasi quanto Camille. Si chiama Anne, ha un neo tra gli occhi, sopra il naso. A volte, ormai, non si fa nemmeno pagare.
In ufficio, i vetri delle finestre sono viola, non più opachi, non più neri e, cosa strana, riflettono il presente che è fatto di volti di donne che hanno nomi come Camille o Anne o altri ancora, i colli protesi, le nuche ad arco e la pelle come bucce di mandarini acerbi. I vetri delle finestre non hanno parole, non ne hanno per me. L'inverno è arrivato.
Mi ritrovai a tessere le fila delle nuvole e come se non bastasse l'affitto stava per scadere e qualcuno lo doveva pur pagare. Mi ero abituato e l'abitudine covava la sua nidiata, abituato ad alzarmi alle sette e trenta, ogni mattino, un orologio svizzero o belga, fate voi. Un caffè al bar, un giro intorno al lago, il resto della giornata sarebbe venuto da sè e un giorno venne. Una bambina con un vestito rosso mi chiese - Sai tessere le fila delle nuvole?-
-Volendo, si.- Le risposi.
- E come fai?- Continuò la bambina incuriosita, più alta, voleva farmi credere fosse più alta della sua età, si mise sulle punte dei piedi.
- Con le mani, con le mie mani ne prendo i lembi, sono soffici, le nubi si ribellano al tocco umano, non sono avvezze alla carne e poi...-
- E poi?- Mi chiese la bambina in attesa.
- E poi le lego con nodi stretti come faccio con le parole che stai ascoltando e se ti sembra di soffocare non ci pensare, anche le nuvole soffocano tra le mie mani, ma tu non ci pensare cara la mia bambina, chè le parole se ti tolgono la vita è per dartene una migliore.-
La bambina sorrise di un sorriso suo fatto di nuvole e parole e come gesto mi diede un bacio sulla guancia per poi scomparire tra gli alberi, tra le nuvole, tra le parole.
Questo breve racconto lo trovi anche su www.avanzidellacena.splinder.com
Lievi, i balconi delle case.
Dietro le finestre figure di donne,
le donne,
come in quelle copertine dei libri di Carver.
Oggi è morto uno,
i morti sono freddi allo sguardo,
sono espressivamente non potenziali.
Lievi,
i balconi,
le donne,
i morti.