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Scende la sera sulle colline, la notte la segue e ha l’aspetto di un monaco penitente. La finestra della casa manda una luce fievole e ingannevole, tremolante, nello spazio attorno. Il vento si leva a tratti, il suo pianto sommesso smuove la porta della casa. C’è un cane alla catena nel cortile della casa, sbava, digrigna alle ombre degli alberi, poi si stanca e torna nella sua cuccia fatta di cartone pressato. La notte è arrivata e non è più monaco ma schiera di cavalieri su cavalli neri. Nitriscono alla luna. La luce nella casa si spegne. Le colline sono buie, la notte è buia, gli alberi sono in lutto e il vento ha smesso di piangere. Il tempo si dilegua, il mattino arriva come un bimbo che fa gli scherzi. All’interno della casa c’è un uomo di mezza età, è seduto su una poltrona logora. All’interno della casa c’è una radio che trasmette le notizie dal fronte, dice che gli alleati stanno arrivando. Stanno arrivando. L’uomo è crollato sulla poltrona, ha trascorso lì la notte, il suo ventre è squartato, il suo grosso ventre. Gli intestini sono scivolati sul pavimento, la pozza di sangue si è raggrumata ai suoi piedi. Vicino la porta c’è una forma piccola, guarda l’uomo sventrato, si lecca le sue dita unghiute, ha la bocca, i denti sporchi di sangue umano. La forma piccola apre la porta, i raggi di sole la invadono, la illuminano di luce nuova. La forma piccola saluta il giorno mentre al fronte gli alleati arrivano e il cane alla catena ha ripreso a sbavare e a ringhiare.
