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"Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa- non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto."
Herman Melville
Moby Dick non è un libro facile, ma è un libro d'avventura e chi possa pensare che un libro d'avventura debba essere necessariamente agevole, si sbaglia. Del testo ci sono varie edizioni, io ho letto quella tradotta da Cesare Pavese, "Gli Adelphi". Dove sta la difficoltà del testo? Innanzitutto nel linguaggio ottocentesco, il gergo tecnico marinaro non ne consente una immediatà fruibilità, poi nei discorsi lunghi e noiosetti, le mille elucubrazioni del capitano Achab e del resto dell'equipaggio. Mi fermo qui. Perchè l'ho letto allora? Mi rispondo: perchè Moby Dick è il Libro. All'interno vi potete trovare svariati livelli di lettura e scegliere quello che più vi aggrada o quello che riuscite a captare. E' il libro che più si avvicina al mito, usando le parole di Elèmire Zolla. E' una storia di mare, è un trattato di cetologia, è una storia epica, morale, una storia sull'uomo. Perchè non leggerlo e sfidare anche noi la balena bianca? Dimenticavo, l'incipit è uno dei più belli che io abbia mai letto.
"Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l'avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il "Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi" di Nabokov o, se non altro, di grande rispetto come il tolstojano: "Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro ha dimenticato tutto il resto. Comunque, a proposito di incipit, il migliore a mio avviso non può che ritenersi quello del Buon soldato di Ford Madox Ford : "Questa è la storia più triste che abbia mai sentito". L'ho detto decine di volte, ma ancora mi lascia di stucco. Ford Madox Ford è stato Un Grande."
Sam Savage.
Eccoci a "Firmino" di Sam Savage, ex professore di filosofia e poi meccanico di biciclette che all'età di sessantotto scrive un libro diventato culto in brevissimo tempo. Preso da dubbi mi sono avvicinato al libro dalla copertina invitante: un tenero topino su un grosso libro, Einaudi poi ha afferrato al volo l'occasione di vendere tante e tante copie, ho pensato. Mi sono dovuto ricredere e mettere da parte il mio cinico scettimismo. Firmino è un piccolo, grande libro. Il topo, da sempre è stato simpatico agli uomini, vedi Disney e la sua fortuna. Firmino però è più simpatico, ancora di più dell'odiato amato Mickey Mouse. Firmino non è agile, è solo, ha la testa grossa e gli occhi sporgenti, non sa piangere ma vorrebbe farlo, ama le Bellezze, va pazzo per Fred Astaire e Ginger Rogers e divora libri, li mangia addirittura, poi impara a leggerli e li divora leggendoli. Firmino è l'amico degli scrittori, Firmino è il lettore che abita in tutti noi. Favola sognante con tinte grigioscure. Consigliato.
"Il ragazzo dai capelli biondi si calò giù per l'ultimo tratto di roccia e cominciò a farsi strada verso la laguna. Benchè si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Tutt'intorno a lui il solco scavato nella giungla era un bagno a vapore. Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco:-
Ohè! Aspetta un pò!-
William Golding
Un gruppo di ragazzi si ritrova su un' isola, avete capito bene, prima dell' Isola dei famosi, prima di Lost. Qui non c'è Albano a fare lo scimpanzè, qui c'è uno scrittore che vi porta, assieme a questi ragazzi sperduti, alla scoperta dell'animo. Il gruppo di giovani, alcuni sono dei bambini, tenta dapprima di imitare l'adulto e la società per salvarsi così da morte certa, poi però dell'adulto apprende o ha già appreso e mette in pratica i suoi lati più oscuri: la rivalità, la lotta, l'omicidio. Favola nera, questa di Goldwing, da leggere per non dimenticare che il Signore delle mosche è sempre lì, dietro l'angolo che ci fa l'occhiolino e sorride con la sua faccia da maiale. Consigliato.
"Quello che distingue l'umanità da ogni altra cosa al mondo - gli spaghetti, i fogli per i quaderni ad anelli, le creature che vivono nelle profondità del mare, le stelle alpine e il monte McKinley - credo sia che solo essa ha la capacità in qualunque momento di commettere ogni possibile peccato. Anche chi di noi cerca di vivere una vita onesta e vera rimane lontano dalla grazia quanto lo strangolatore di Hillside o quei demoni che avvelenano i pozzi dei villaggi. Ciò che accadde quella volta semplicemente lo conferma."
Douglas Coupland
Un massacro in una scuola canadese. Il libro segue il filone proposto dal documentario di Michael Moore "Bowling a columbine" e successivamente da Gus Van Sant nel suo "Elephant". Qui siamo in Canada però, come a voler evidenziare che certi fatti avvengono anche in un paese libero come quello. E poi la religione, il credo in un Dio che si fa assente, ma che vive nelle parole del padre del protagonista. Un padre che sotto il timore di Dio condanna suo figlio, un padre padrone che solo alla fine del libro ritornerà finalmente ad essere umano e forse un pò più lontano da Dio. Consigliato.
"In realtà la nostra non è affatto la famiglia Sevilla Mendoza. Siamo sardi, ne sono sicura, sin dal paleolitico superiore. E' mio padre che ci chiama così, con i due cognomi più comuni laggiù. Ha viaggiato tanto e il suo mito è l'America, ma non quella a Nord, ricca e fortunata, quella del Sud, povera e sfigata. Quando era ragazzo diceva che ci sarebbe tornato da solo o con la donna che avrebbe sposato, con cui avrebbe condiviso gli ideali e l'avventura di provare a salvare il mondo. A mamma non ha mai chiesto di accompagnarlo. Lui è andato ovunque c'era bisogno di aiuto. Ma mai con lei, che ha troppa paura dei pericoli ed è sempre senza forze. A casa nostra ciascuno insegue qualcosa: mamma la bellezza, papà il Sud America, mio fratello la perfezione, zia un fidanzato. Io scrivo storie, perchè quando il mondo di qua non mi piace, mi trasferisco nel mio e sto benissimo. E il mondo di qua ha tante cose che non mi piacciono. Anzi, direi che lo trovo brutto e decisamente preferisco il mio."
Milena Agus.
Libro semplice quello della Agus, ma di una semplicità non facile da perseguire. Ogni pagina colpisce, ogni riga se non sono troppo azzardato. La storia è di una bellezza candida, ma al contempo nera. E' come se la Agus avesse aspettato, aspettato e poi si fosse detta: - Questa è la storia che voglio scrivere, questa e non un'altra.- Difatti in tutto il libro si percepisce una forza di convinzione che l'autrice ha trasmesso in ogni pagina bianca. I libri della Agus sono stati un caso letterario, ma non confondeteli con commerciali best sellers, la casa editrice "Nottetempo" ha scommesso su questa autrice e questa è stata la dimostrazione che in Italia nasce ancora della buona narrativa che si allontana però dal becero main stream. Consigliato.
"Era l'ultima lite, almeno questo era chiaro. Ma benchè l'avesse presentita da giorni e forse da settimane, nulla poteva placare l'ondata di rabbia e risentimento che gli stava montando dentro. Era lei dalla parte del torto, e s'era rifiutata di ammetterlo. Ogni argomento che lui aveva provato a opporre, ogni suo tentativo di mostrarsi conciliante e ragionevole gli era stato distorto, contorto e ribaltato contro. "
Jonathan Coe.
Questo è il libro degli intrecci, questo è il libro nel quale: fate attenzione perchè ciò che succede nelle prime pagine ritorna nelle ultime. Questo è Coe, abile manovratore dei suoi burattini, l'ironia c'è tutta e anche la dissacrante visione della società moderna.
"Intorno alla fossa, nel cimitero in rovina, c'erano alcuni dei suoi ex pubblicitari di New York che ricordavano la sua energia e la sua originalità e che dissero alla figlia, Nancy, che era stato un piacere lavorare con lui. C'erano anche delle persone venute in macchina da Starfish Beach, il villaggio residenziale di pensionati sulla costa del New Jersey dove si era trasferito dal Giorno del Ringraziamento del 2001: gli anziani ai quali fino a poco tempo prima aveva dato lezioni di pittura."
Philip Roth.
Questo è invece il libro di un maestro, si narra della rappresentazione del dolore e della vecchiaia, si narra della vita di tutti con la semplicità e la maestria delle parole che ognuno di noi vorrebbe saper usare.
Recensione apparsa sul sito e sul blog della rivista Argo. www.argonline.it, Dita amputate con Fedi Nuziali (Giraldi, 2007)
Dove si annida l'animale se non tra le pieghe del reale? Dove nasce il magico ghigno rivelatore, se non nei meandri delle forme morbidamente e spigolosamente accatastate del nostro cervello? Nel suo libro d'esordio Dita amputate con fedi nuziali Giuseppe Merico gioca a trasmutare la realtà, alla ricerca del suo punto di rottura. Attraverso una trentina di racconti brevi e meno brevi, fissa nei suoi personaggi e nelle sue situazioni la presenza di elementi impercettibili che, grazie ad un quid "dissociante", diventano ponti di accesso verso il mondo invisibile, quello che esiste al di là dello schermo dell'apparenza. Le storie di Giuseppe partono a volte da situazioni banalissime, altre volte da situazioni paradigmatiche, o da ricordi e sensazioni segrete e private. La prosa è asciutta e martellante, soprattutto quando l'autore ha bene in mente il quadro, il pezzo di vita che vuole descrivere. Il ritmo segue l'interiorità del racconto, e crea immagini nette e vive, come in "Arcano", il resoconto allucinato di un sogno che affonda in una natura viscida e fangosa. Oppure in "Pastorale", la storia di un amore puberale. O in "Romeo", il racconto più bello del libro, dedicato ad un matto. Per tutta la raccolta si sente la lezione di Raymond Carver e il suo minimalismo che fa scintille. C'è un' attrazione in Merico per le situazioni quotidiani, semplici, verosimili, che non partono mai per la tangente del baroccume o del deformato ad effetto, ma che nella loro schiettezza baluginano di una strana luce, che squassa la normalità. Fra i testi merita di essere ricordato anche "Come poterne parlare", il racconto forse più grottesco della raccolta, che prevede una coppia di coniugi allo sbando, una banalissima amante ed un finale che agghiaccia. Le situazioni di coppia tornano ripetutamente nei soggetti di Dita amputate con fedi nuziali. Vedi i racconti "Carmela", "Stefania", "Fotografie", intrisi di emotività e capacità di percepire. In altri testi invece l'autore si perde un po', forse per colpa della eccessiva profusione di dettagli mal saldati tra loro, o perché la storia raccontata è in qualche modo estranea all'autore. Fatto sta che a volte nella ricerca artificiosa di effetto il racconto perde di coesione e scivola via. Le figure, i personaggi, i particolari che non nascono da una fantasia interiorizzata non hanno la forza di assorbire il lettore. Ma in altri racconti, come quelli già citati ed altri ancora quali "Fabio" e "Come poterne parlare", la scrittura di Giuseppe riesce a reggere il passo con la forza della sua immaginazione e al di là della realtà così semplice e quotidiana che fa sfondo a molte sue storie, si intravede una forza mitica, qualcosa di misterioso e di taciuto, che dorme dentro le cose, che tutti conoscono ma che nessuno preferisce pronunciare. Aspettiamo con gioia il prossimo libro di Giuseppe, che è in fase di pubblicazione. Più l'autore metterà a fuoco ciò che gli interessa realmente raccontare, più possiamo aspettarci delle storie capaci di penetrare nella testa del lettore, in quella parte di cervello dove pulsa la sua fantasia più confusa.
Marco Benedettelli
"Un'ora prima che si sparasse, Philip Strayhorn, il mio migliore amico, telefonò per parlarmi dei pollici.
- Hai mai notato che quando ci laviamo le mani trascuriamo i pollici?-
- Scusa, in che senso?-
- E' il dito più importante, ma siccome è sistemato lì da una parte, lontano dagli altri, non lo laviamo per bene. Gli diamo una sciacquata, tutt'al più una sfregatina, ma certamente non gli riserviamo la cura che meriterebbe per tutto il lavoro che fa. E probabilmente è anche il dito che si sporca di più.-
- Mi hai chiamato per dirmi questo, Phil?-
- E' molto importante, a livello simbolico. Pensaci... Che cosa stai leggendo in questo periodo?-"
Jonathan Carroll
Romanzo visionario, si parla di una morte misteriosa, di videocassette che giungono dall'aldilà, di un angelo, del male. Tutto viene mescolato in un "calderone", c'è di mezzo Hollywood e i film dell'orrore. Leggetelo se vi va, sennò passate ad altro.
Questo libro l'ho letto in pochissimo tempo nonostante non sia breve. Coe ai massimi livelli, ritratto spietato di una ricca famiglia inglese ai tempi del Tatcherismo o se vogliamo dell'età Tatcheriana. I Winshaw sono cattivi, spietati, arrivisti, conquistano posizioni di potere in tutti i campi, ma Coe è abile nel punirli, finale alla "Dieci piccoli indiani". Da leggere.

"Espiazione" invece, me lo sono trascinato per tutta l'estate, poca voglia di leggerlo, visto il successo Hollywoodiano. Comunque finito e in fin dei conti non è un cattivo libro, di certo non sto qui a giudicare i libri, non sono un critico e non mi piacerebbe esserlo, solo un giudizio personale dunque e per niente tecnico. Non lo rileggerei questo libro, ho fatto fatica. Le frasi mi sono apparse macchinose e le atmosfere da guerra mondiale non erano quello che cercavo. Non metto in dubbio l'abilità di Mc Ewan. Dunque non posso che consigliarlo al pari di Coe, solo che a me piace più il primo. De gustibus...