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Mi sei rimasta impigliata tra
i lacci delle Kickers,
tra un potenziale evocato,
tra i muri bianchi poeticizzati,
tra il mare e i sassi.
Mi sei rimasta
per
un pò.
Hanno inteso bene certi tipi
che
volere
è
prendere.
Mi sei rimasta
per un pò.
La ragazza di Polignano
guarda film muti
e bacia bene.
Hanno inteso bene,
sbagliando,
certi tipi
che volere
è
prendere.
Se ne stanno lì già da un pò e ognuno pensa agli affari suoi. Il signore con la giacca sbottonata guarda l'Universo con i suoi pianeti che si eclissano e si eclissano, avvicendandosi. La signora Pina dall'alto cappello con l'orologio a cucù sferraglia la maglia e pensa al maglione colorato che regalerà a suo nipote, quello con il becco da uccello. Io spesso mi sono chiesto perchè ci facciamo del male, e ancora me lo chiedo. Il bimbo calvo continua a giocare con le sfere di vetro, roteanti. Tutte le parole collassano, i personaggi se ne vanno via e la mia domanda rimane appesa ai glutei e all'intransigenza del genere maschile. Forse che è ora di partire?
P.S. Vado in Salento, casa. Ci troviamo al mio ritorno. Saluti.
Aeroporto, check in, volo, Sicilia. Arrivo a Balarmuh secondo gli arabi, l'antica Panormus secondo i greci, la città "tutto porto" e le strade sono quelle dell'Africa d'Italia con le palme, le moschee ma anche le chiese Normanne. Ancora una volta Palermo mi invita a starmene un pò lì, sulla riva del mare in gennaio. Quale migliore antitesi?
Il vostro scrittore bislacco vi saluta, parte per la sua terra, adorerà il suo mare, ascolterà il suo dialetto, si tingerà del nero del suo sole, assaporerà i suoi cibi. Il ritorno alle radici che implorano, pregano, piangono. Rami di alberi d'ulivo e viti come braccia tese dalla terra rossa.
Se siete dalle mie parti ci possiamo vedere il ventisette luglio presso la libreria "I volatori" di Nardò (Lecce) dove terrò una presentazione del libro "Dita amputate con fedi nuziali".
Buon mare divino a tutti.
Giuseppe Merico.
Bruciaaa.
Vai su
http://it.youtube.com/watch?v=1mibkWHB484

Io e Morgana.
Scrivere è un po' come sentire la musica.
A volte suona impietosa e non puoi non ascoltarla,
a volte invece è solo un sussurro,
un brusio, un vociare lontano.
Scrittori,
ascoltate le voci.
Questo è un invito alla schizofrenia.

Andata: Sul treno incontro uno scrittore bolognese, Giordano Berti, pubblica per Mondadori, scrive saggi sulla magia, l'esoterismo, va ad Alessandria per allestire un bosco. Ci scambiamo le mail. Il suo sito è www.giordanoberti.it . Albergo: Residence Guala, i palazzoni della periferia di Torino, una quarantina di alpini con le loro mogli. Salone: Ingresso per i professionali, giacche, spalle, gambe, sguardi, volti, modelle, il mio libro, i loro libri, i libri di tutti. Presentazione del libro di Maria Grazia Torri sul caso Cogne. Morgana: Pomeriggio a dimenticare svariati oggetti in svariati punti di Torino. Pizza. Secondo giorno: Tram e viali alberati e grandi viali alberati. 8 Gallery. Contatto case editrici e mi muovo come una pallina di un flipper, mi sento pallina, mi sento flipper. Serena: Poco tempo per parlare, l'amica in preda a non so quali scossoni interni. Incontro Giovanni Lindo Ferretti:-
Ciao Giovanni, sei un grande.-
Sorriso. Incontro Valerio di Argo, si rafforza la collaborazione con la rivista. Ritorno: Ottima compagnia, una coppia, un lui e una lei come se ne vedono poche. Vengono dal Salone. Lei scrive per Food editore, lui è un ingegnere. Conosco Massimo Casarini che lavora per Editrice Zona. Il suo sito è www.eroxe.it . Reportage frammentato di due giorni al Salone del libro. La vita la si vive e con la penna la si scrive, a volte mi chiedo se non sia il contrario.

Lettura di "Donna d'argilla" presso il Sedile di Piazza Sant'Oronzo a Lecce, all'interno della rassegna "Itinerario rosa".

Sedile di Piazza Sant'Oronzo.
Ci lasciavamo portare nei giorni cucinando qualcosa come cous cous o grosse insalate. Marta era sempre indaffarata e giorno dopo giorno i suoi capelli ricci e rossi sembravano volessero levitare dacchè era sotto pressione dal lavoro nel reparto di medicina al Sant' Orsola. Tu cercavi lavoro, per lo più nei bar e un giorno lo trovasti. Arrivasti a casa lanciando il giaccone nero sul divano. Io seguii la traiettoria dell'indumento che rimase sospeso nello spazio sopra e feci in tempo a guardare i tuoi occhi che brillavano.
-Un lavoro ce l'ho.- Mi dicesti con la voce che superava l'allegria e la portava ad un livello più alto nei pressi dell'euforia, lì dove tu volevi stare. Con i tuoi occhi, con le tue mani piccole.
-Sono contento, Stefania. Davvero. La paga è buona?- Ti dissi mentre guardavo la pagina bianca stampata nel mio pc, pensando a parole rintanate in fondo, parole in letargo. Non riuscivo a scrivere.
- E' il bar di un amico di Mimmo. Inizio domani.- Continuasti avvicinandoti a qualcosa che sapevi vedere solo tu.
Ti guardai mentre ti toglievi il maglione grigio, Marta non c'era, era uscita. Il reggiseno bianco aderiva alla tua pelle senza ombre. I jeans li lasciasti su. Ti piaceva sederti sulle mie gambe e da lì prendere il controllo delle mie fantasie, guardandomi negli occhi, le labbra, ancora gli occhi, senza parlare. La tua mano mi slacciava i bottoni della camicia a quadretti, scivolava sui peli dell'addome, piano la cintura, arrivavi a raccogliere il mio frutto. Te ne stavi lì ferma. E non sapevo se tu fossi bambina o madre.
Continua...
Giuseppe è uno a posto, uno che si prende in giro, uno che si taglia di continuo con la penna, blu o nera, fate voi. Ama guardare i ragazzini in skateboard e gli anziani in coppia. Il mare l'ha adottato da un pezzo, ma nelle tasche ha sacchetti di nebbia. Giuseppe ama l'incavo tra le cosce, lo guarda e vien guardato. E' forte come un albero quando è ancora seme, aspetta la primavera e ride.